UU Pills: il serbatoio d’ispirazione del team qualitativo per cogliere nuove opportunità - Episodio 5

La serie di appuntamenti che offre riflessioni sui comportamenti di consumo e sulle tendenze emergenti nel marketing.

UU Pills è una nuova serie di appuntamenti periodici che offre riflessioni approfondite sui fenomeni che influenzano il mondo contemporaneo. 

In un'era caratterizzata da costanti cambiamenti, UU - la nostra divisione di ricerca qualitativa, si impegna a guardare oltre i singoli progetti di ricerca, analizzando trasversalmente i temi più rilevanti. Grazie a metodologie innovative e un approccio olistico, UU esplora le sfumature nascoste di comportamenti e atteggiamenti, rivelando le tendenze emergenti nel settore del marketing.

Periodicamente, il nostro team qualitativo si riunisce per approfondire e confrontarsi su temi trasversali che interessano diverse categorie e ambiti. Da questi incontri nasce UU Pills: un integratore di insight che abbiamo il piacere di condividere con voi. 

Questo strumento offre una sintesi delle nostre riflessioni e scoperte, fornendo preziose informazioni sul panorama del consumo e del marketing in continua evoluzione.

Hai perso la quarta puntata di UU Pills? Scopri la parola!

La parola di inizio anno è: Imperfezione! 

Gennaio arriva dopo l'eco delle feste natalizie e si presenta come una pagina bianca del nuovo anno da costruire. 

È il rito collettivo dei buoni propositi, un’iniezione di speranza che ci spinge verso una nuova, estenuante performance: ci promettiamo di essere più produttivi, più in forma, più colti, più presenti. Dobbiamo essere perfetti. Ma da dove arriva questa richiesta? 

Siamo circondati da un ideale di perfezione sempre più idealizzato, mentre dentro di noi cresce un bisogno opposto, un desiderio viscerale di imperfezione: la necessità di trovare una forma di genuina sopravvivenza. In un mondo saturo di perfezione artificiale, l’imperfezione è diventata una nuova aspirazione. 

In questo contesto, siamo alla ricerca di alcune declinazioni di imperfezione che rappresentano “un alleato di liberazione” da cui prendere spunto. 

L’imperfezione come comfort: “Se non riesci a uscire da un tunnel, arredalo” (cit. Geppi Cucciari) 

La prima forma di ribellione alla perfezione è la capacità di sentirsi a proprio agio anche quando le cose non vanno secondo i piani, di trovare un senso di “casa” nell’imprevisto: non si cerca più una via di fuga dalla realtà, ma gli strumenti per rendere la realtà, anche quella imperfetta, un luogo più accogliente. 

IKEA e la magia in ascensore 

In un suo spot natalizio, IKEA ha raccontato la storia di due persone bloccate in ascensore. Invece di disperarsi, i due usano i loro acquisti IKEA appena fatti per trasformare la cabina in un salotto accogliente, dove ricreare uno spirito di festa. 

Il benessere non è l’assenza di problemi, ma la capacità di vivere “un angolo di casa” ovunque ci si trovi: IKEA non vende la perfezione di una vita senza intoppi, ma l’opportunità di stare bene ‘nonostante’ gli intoppi. 

 

Bella Dentro e la bellezza dell'"ugly food” 

Bella Dentro ha costruito il suo business su un’idea di comfort etico: salvare frutta e verdura “brutte” ma buone, quelle che la grande distribuzione scarterebbe perché non conformi agli standard di perfezione estetica. 

Scegliere prodotti di Bella Dentro è un atto di comfort su due livelli: si sta bene con sé stessi perché si combatte lo spreco alimentare e si riscopre il piacere di un cibo autentico, il cui valore non risiede nella forma ma nella sostanza; l’imperfezione genera serenità. 

 

L’imperfezione come autenticità: “Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. C'ho messo una vita a farmele venire!” (cit. Anna Magnani)

La seconda forma di rifiuto della perfezione è la celebrazione dell’individualità. La produzione di massa ci ha abituati a oggetti identici e senza anima, ma oggi le persone cercano storie, carattere, unicità. Il difetto non è più un errore, ma il segno di una vita vissuta, di un’identità che non si vergogna delle proprie cicatrici. 

GranTurchese e i "BiscoRotti

GranTurchese ha trasformato uno scarto di produzione in un manifesto: i biscotti rotti sono diventati una limited edition. Essere differenti, spezzati, unici, non rappresenta quindi più un limite ma è diventato un valore, un progetto che parla di autenticità. 

 

Patagonia con "Worn Wear

Patagonia ha trasformato il concetto di "usato" in un atto di fede. Il programma "Worn Wear" celebra attivamente i vestiti riparati, rammendati, che portano i segni del tempo (avete presente il Kinstugi?).

Una toppa, una cucitura visibile non sono difetti, ma "cicatrici" che raccontano una storia. È un brand che dice: "La perfezione non è un prodotto nuovo, ma un prodotto che dura e che vive con te". 

 

L’imperfezione come processo di crescita: “Gli errori sono parte delle tasse che si pagano per una vita piena!” (cit. Sophia Loren) 

La terza forma di liberazione dalla perfezione è abbracciare l’errore come parte fondamentale del processo di crescita. È la dimensione più progettuale, quella che ci invita a imparare dall’imperfezione stessa, rifiutando la paralisi che deriva dalla paura di sbagliare. 

Il podcast "Sull’errore" di Mario Calabresi 

Questa serie podcast è un vero e proprio manifesto contro la tirannia della performance. Calabresi dialoga con figure di spicco per sdrammatizzare il fallimento. 

L'insegnamento dell'architetto Renzo Piano ai suoi studenti è emblematico: li spinge a cercare le crepe nei suoi stessi lavori, perché il vero valore non è l'assenza di errore, ma il coraggio di superarlo. 

 

I video "Process & Fail

Su piattaforme come TikTok e Instagram, stanno avendo enorme successo i video che non mostrano solo l'opera d'arte finita, ma l'intero processo, inclusi gli errori. Artisti che mostrano i bozzetti scartati, pasticceri che fanno vedere una torta che crolla prima di quella perfetta, artigiani che documentano i tentativi falliti. 

Questi contenuti normalizzano il fallimento, lo rendono parte della storia e insegnano che la perfezione finale è, in realtà, il risultato di innumerevoli imperfezioni. 

 

Opportunità per i brand: la perfezione è un muro, l’imperfezione è un ponte 

La ricerca ossessiva della perfezione finisce per creare distanza tra i brand e le persone; è un ideale freddo, irraggiungibile. L’imperfezione, al contrario, è il riconoscimento che siamo tutti, individui e aziende, "lavori in corso". 

I brand non devono presentarsi come divinità impeccabili su un piedistallo, ma avere il coraggio di scendere, di valorizzare le proprie crepe, di raccontare le proprie storie. L'onestà, anche quando scomoda, e la vulnerabilità costruiscono un capitale di fiducia, trasformandosi in una nuova valuta con cui si "acquista" un legame autentico. 

Ma attenzione! Abbracciare l’imperfezione richiede un’onestà radicale: l’imperfezione simulata, infatti, è una forma di inganno che viene facilmente smascherata.

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