Inflazione Italia dicembre 2023: la preoccupazione degli italiani per l’aumento dei prezzi

L'inflazione continua a preoccupare i cittadini a livello internazionale, così come quelli del nostro Paese. Quali sono le aspettative delle persone in Italia in merito alla riduzione del tasso di inflazione e come si relazionano al fenomeno della shrinkflation?

L'inflazione è la prima preoccupazione a livello globale per il 20° mese consecutivo, menzionata dal 38% degli intervistati e in diminuzione di un solo punto rispetto a ottobre 2023. A rilevarlo è l'ultima edizione di “What Worries the World”, la nostra indagine che mensilmente rileva le principali preoccupazioni su questioni sociali e politiche in 29 Paesi.

Inoltre, secondo l’Ipsos Global Inflation Monitor – lo studio internazionale che analizza le percezioni della popolazione in 33 Paesi del mondo con oltre 24.500 interviste – l’Italia è, nel contesto Europeo, il Paese dove i cittadini e le cittadine lamentano maggiormente oggigiorno difficoltà nella gestione delle proprie finanze.

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Inflazione dicembre 2023: la preoccupazione in Italia rimane elevata

In questo contesto internazionale, attraverso il nostro Osservatorio Inflazione – monitoraggio focalizzato esclusivamente sull’Italia iniziato nel maggio del 2022 – abbiamo delineato un quadro approfondito sull’evoluzione delle preoccupazioni degli italiani e quali siano le strategie messe in atto per far fronte al caro prezzi.

La preoccupazione per l’inflazione in Italia rimane elevata e, infatti, se si considera la soddisfazione della propria condizione economica, il Paese si presenta completamente diviso in due. Inoltre, considerando che una persona su quattro crede che a una diminuzione del tasso di inflazione corrisponda una diminuzione dei prezzi, risulta evidente come sia difficile giungere a una situazione di allineamento tra accadimenti e aspettative.

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I compromessi degli italiani per non ridurre i consumi e il fenomeno della shrinkflation

Per i consumatori insoddisfatti della propria condizione economica si acuiscono fattori che tendono a diventare strutturali: aumento delle spese fisse e diminuzione delle entrate (sia essa reale o percepita se parametrata al costo della vita).

In generale, gli aumenti dei prezzi continuano a incidere molto sui consumi considerati comprimibili. Le persone non vedono soddisfatta la loro aspettativa di una riduzione della quota di reddito dedicata alle spese energetiche e alle spese fisse (mutui, affitti, ecc…).

In questo contesto il carrello della spesa non modifica la sua composizione in termini di prodotti, ma diminuisce il suo valore.

La ricerca delle promozioni rimane, nel corso del tempo, la scelta per eccellenza per sostenere i propri consumi. Con l’obiettivo di risparmiare, i consumatori adottano molteplici strategie per le diverse categorie di prodotto: cambiano i luoghi di acquisto (favorendo discount e web) e fanno scorta di prodotti in promozione, prima di ridurre o rinunciare del tutto agli acquisti.

Inoltre, l’ultima rilevazione del nostro Osservatorio Inflazione registra un’ulteriore crescita della convinzione che, oggi, gli aumenti inizino ad essere speculativi soprattutto da parte delle aziende produttrici. Migliora, invece, la percezione nei confronti della distribuzione: il carrello tricolore sembra avere avuto un ruolo nel sostenere l’immagine dei retailer.

Al contrario, non gioca a favore della produzione il fenomeno della shrinkflation (la pratica di ridurre il packaging e il contenuto dei prodotti, ma senza una relativa diminuzione di prezzo) ormai sperimentato da sette persone su dieci, in particolare sui prodotti abituali.

Infine, gli italiani sono un po' più ottimisti sul futuro, aspettandosi una stabilizzazione generalizzata dei prezzi.

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