Nuova legge elettorale: scetticismo e disinformazione, cosa pensano gli italiani?

La nostra analisi approfondita, pubblicata sul Corriere della Sera, rivela il giudizio dei cittadini sull'attuale legge elettorale, il livello di conoscenza dello "Stabilicum" e le opinioni sulle singole misure.

Dal 1993, anno a partire dal quale potremmo dire che inizia il bipolarismo nel nostro paese, abbiamo avuto quattro leggi elettorali (di cui una, l’Italicum, dichiarata parzialmente incostituzionale, non è mai stata utilizzata).

I cambiamenti della legge elettorale sono avvenuti, per stare agli ultimi due casi, a ridosso delle elezioni politiche:

  • Il cosiddetto Porcellum fu approvato il 21 dicembre 2005 e le elezioni si tennero il 9 aprile 2006.
  • Il cosiddetto Rosatellum fu approvato il 3 novembre 2017 e le elezioni si svolsero il 4 marzo 2018.

Le critiche a queste scelte hanno almeno due aspetti rilevanti: si decidono le leggi a ridosso delle elezioni e si mira a sistemi in qualche modo "su misura", miranti a far vincere la coalizione che governa.

Oggi è in discussione (forse in dirittura di arrivo) una nuova legge elettorale che sembra avere le stesse caratteristiche: proposta a un anno circa dalle prossime elezioni, mirata a contenere i possibili buoni risultati della coalizione "progressista", nel caso si presenti unita. Senza entrare in troppi dettagli, la legge proposta, il cosiddetto Stabilicum, prevede:

  • Un sistema proporzionale con premio di maggioranza (fissato al 42%, con un tetto massimo di deputati e senatori attribuibili alla coalizione vincente).
  • L’abolizione dei collegi uninominali.
  • L’assenza di preferenze.
  • L’obbligo di indicazione del candidato premier per le coalizioni.

Ma cosa ne pensano i cittadini? Scopriamo i dati emersi dall'analisi di Nando Pagnoncelli, Presidente di Ipsos Doxa, pubblicata sulle pagine del Corriere della Sera.

Il giudizio sul Rosatellum divide gli italiani

La valutazione dell'attuale legge elettorale evidenzia un quadro piuttosto equilibrato: il 36% degli italiani esprime un giudizio positivo sul Rosatellum, mentre il 39% ne dà una valutazione negativa. 

È interessante osservare come il maggiore apprezzamento si registri proprio tra gli elettori delle forze di governo, proprio lo schieramento che vuole cambiarla. D’altra parte, il Rosatellum ha prodotto per il centrodestra una solida maggioranza che potrebbe portare il governo Meloni a essere il più longevo della storia repubblicana.

Disinteresse e disinformazione: quanto ne sanno i cittadini?

Il tema della legge elettorale non affascina l'elettorato e i dati sulla conoscenza della nuova proposta evidenziano una diffusa disinformazione:

  • Il 53% non sa se sia stata presentata la proposta di un nuovo sistema elettorale.
  • L'8% pensa non vi sia alcuna proposta.
  • Il 10% crede che la proposta provenga dai partiti di opposizione.
  • Solo il 29% sa correttamente che i promotori sono i partiti di centrodestra. Anche tra gli elettori di questi ultimi quasi la metà non sa della proposta di legge, dato che scende un po’ tra gli elettori degli altri partiti, ma senza mai che la risposta corretta arrivi almeno al 50%.

Sui contenuti specifici si sa ancora meno: il 43% non ne ha idea, il 32% ne ha solo sentito parlare, il 19% ricorda qualche commento e solo il 6% ha approfondito. Anche in questo caso la disinformazione, un po’ mitigata rispetto alla media, è prevalente in tutte le aree elettorali con qualche attenzione in più tra gli elettori delle forze minori.

Le opinioni sui singoli contenuti dello Stabilicum

I principali contenuti della legge vedono opinioni diversificate tra i cittadini:

  • Assenza di preferenze. Forte il disaccordo: il 53% valuta negativamente questa scelta, solo il 21% concorda. Anche fra gli elettori di centrodestra prevale di misura il disaccordo (42% contrari, 38% favorevoli).
  • Premio di maggioranza. Vince la contrarietà anche rispetto a questa misura, giudicata negativa dal 43% e positiva dal 33%. In questo caso con una netta polarizzazione: fortemente favorevoli (59%) gli elettori delle forze di governo, al contrario, decisamente critici (58%) gli elettori dell’alleanza progressista; mentre gli elettori delle altre viste si dividono a metà (48% a 47%).
  • Abolizione dei collegi uninominali. Vede le opinioni dividersi: il 35% è d’accordo con la scelta, il 37% è invece critico. Tra gli elettori di centrodestra l’accordo è piuttosto netto (54%, anche se un quarto è critico al proposito) mentre prevale, ma non in misura eclatante, il disaccordo tra gli elettori progressisti (46% contrari, 37% a favore) e si equilibrano i pareri tra gli elettori delle altre liste.
  • Indicazione del premier della coalizione. Riscontra un gradimento apprezzabile, se pur non maggioritario: il 43% condivide la proposta, il 33% è contrario. Netta l’approvazione fra gli elettori delle forze di governo (63%) ma anche tra gli elettori delle altre liste (62%), dove pure emerge una certa contrarietà (35%), mentre sono divisi gli elettori progressisti (48% favorevoli, 40% contrari).

Tra gli elettori incerti o astensionisti prevale sempre, sia pur con gradi diversi, la contrarietà a tutte le proposte testate.

Giudizio complessivo, iter e stabilità dei governi

Il gradimento complessivo della proposta di legge elettorale vede una lieve prevalenza dei critici (40%) sui favorevoli (36%) con le polarizzazioni già viste (centrodestra prevalentemente favorevole, area progressista prevalentemente critica, elettori di altre liste divisi a metà).

Significative perplessità emergono anche relativamente a una certa forzatura dell’iter di approvazione, che sembra profilarsi a colpi di maggioranza senza la partecipazione delle opposizioni. Non condivide questa scelta il 47% degli elettori, solo il 21% non vede problemi. Quanto al fatto che la modifica avvenga all’incirca a un anno dalle prossime elezioni, il 40% non lo ritiene giusto, mentre il 28% non vede problemi, essendo successo anche in passato.

Infine, abbiamo rilevato l’importanza della stabilità dei governi. Anche qui emerge un certo atteggiamento di disincanto: il 42% infatti ritiene che la stabilità, pur auspicabile, non sia di per sé garanzia di buoni risultati, valutando prevalente la capacità realizzativa dei governi; per il 33% la stabilità è invece un valore in sé, pre-garanzia di una buona attività di governo. Per tutti questi ultimi aspetti emerge la consueta polarizzazione fra gli elettori.

In sintesi, si registra un certo scetticismo sulla proposta di legge, sia nei contenuti sia nell’iter. Gli elettori di centrodestra sono decisamente più positivi (ma con sacche critiche in molti casi apprezzabili) e gli elettori progressisti sono decisamente più critici (ma con sacche di apprezzamento in diversi casi non irrilevanti). 

Sembra quindi che le due narrazioni – dalle forze di governo il richiamo alla stabilità, dall’area progressista il vulnus democratico – non avranno un grande impatto su un elettorato piuttosto disilluso. 

D’altra parte, questa legge produrrà necessariamente obblighi di alleanze difficili (per il centrodestra con Vannacci, per l’area progressista con i centristi). Insomma, un percorso accidentato, che non è detto valga davvero la pena di percorrere.

 

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