I sondaggi politici di Pagnoncelli: campo progressista, le opinioni degli elettori

Quali sono le aspettative degli elettori dell’area progressista sulla composizione della coalizione, programma e scelta del leader? Ecco cosa emerge dall’analisi realizzata da Nando Pagnoncelli, Presidente Ipsos Doxa, per il Corriere della Sera.

Del campo largo si parla ormai da molto tempo. Programma, leadership, modalità di selezione del candidato e perimetro della coalizione continuano a essere al centro del dibattito, mentre restano aperti numerosi interrogativi sulla forma che potrebbe assumere l’alleanza chiamata a sfidare il centrodestra.

Abbiamo quindi approfondito il tema raccogliendo le opinioni degli elettori, e in particolare di quelli dell’area progressista, per comprendere quali siano le aspettative sulla composizione della coalizione, sulla scelta del leader e sui principali temi. 

I leader più apprezzati nell'area progressista

Tra i possibili protagonisti dell’area progressista, la figura più apprezzata è la sindaca di Genova, Silvia Salis, che registra un indice di gradimento di 56 (calcolato come quota di giudizi positivi tra coloro che esprimono una valutazione), posizionandosi davanti a Giuseppe Conte (55) ed Elly Schlein (51).

  • Salis ottiene i risultati migliori tra gli elettori di Alleanza Verdi e Sinistra, del Partito Democratico e tra i centristi, mentre tra gli elettori del Movimento 5 Stelle prevalgono le valutazioni critiche. 
  • Conte mostra un consenso più trasversale di Schlein: è apprezzato nella sua area di riferimento, ma raccoglie consensi significativi anche tra gli elettori PD, dove raggiunge un indice di gradimento pari a 58. Più contenuti, ma comunque rilevanti, sono gli apprezzamenti a sinistra e tra i centristi.
  • Schlein risulta, invece, più divisiva. Tra gli elettori PD il suo indice di apprezzamento raggiunge 77, ma quasi un quarto esprime giudizi negativi. Inoltre, divide l’elettorato di sinistra quasi a metà e riceve valutazioni prevalentemente critiche tra gli elettori pentastellati e tra quelli centristi.

Più distanti risultano infine Onorato, Ruffini e Spadafora. Sono meno conosciuti, pur essendo noti a oltre la metà dell'elettorato progressista, e registrano livelli di apprezzamento più contenuti che tendono a crescere nell’area delle terze forze e degli incerti. È probabile che la mancanza di una convergenza su un’unica figura che possa rappresentare la cosiddetta area moderata-riformista penalizzi questi tre esponenti.     

Coalizione larga o una coalizione più spostata a sinistra?

La composizione dell’alleanza lascia ampi margini di incertezza nella percezione degli elettori di area che si dividono tra chi:

  • preferirebbe una coalizione allargata capace di guardare ai moderati (41%)
  • vorrebbe una coalizione spostata a sinistra (36%) capace di riportare alle urne i delusi delle precedenti elezioni.

Anche tra gli elettori del Partito Democratico il sostegno a una coalizione larga non appare schiacciante: il 51% si dichiara favorevole a questa opzione.

Quali partiti dovrebbero far parte del campo progressista

Secondo gli elettori dell’area progressista, dovrebbero far parte dell’alleanza:

  • PD: 81%
  • AVS: 76%
  • M5S: 73%
  • +Europa: 68%

Qualche distinguo emerge per le forze centriste legate all’assessore laziale Onorato, dove il 54% le vedrebbe bene nell’alleanza, ma il 46% si mostra critico o incerto) e per l’area di Ruffini, Spadafora e Tabacci (50% le vedrebbe in coalizione). 

Le perplessità prevalgono invece per Italia Viva, che raccoglie il favore del 47%, e soprattutto per Azione, la cui presenza nella coalizione sarebbe apprezzata soltanto dal 44%. 

I temi che uniscono e quelli che dividono il campo progressista

Altro tema delicato è quello del programma rispetto al quale sono emerse diversità di visione, in particolare in relazione agli armamenti europei e alla guerra in Ucraina.

Welfare 

Il 64% degli elettori progressisti sostiene misure di forte redistribuzione del reddito, anche se ritenute di natura assistenziale. Solo il 18% preferirebbe politiche improntate a un maggiore rigore.

Fisco

Il 61% valuta positivamente patrimoniale e imposte di successione sui grandi redditi, mentre il 19% si dichiara contrario.

Riarmo europeo

Il 51% si oppone all’ipotesi di arrivare al 5% del PIL per la difesa, contro il 17% favorevole. Circa un terzo degli elettori non esprime una posizione definita o preferirebbe rinviare la decisione.

La contrarietà raggiunge l’81% tra gli elettori di AVS.

Guerra in Ucraina

La guerra in Ucraina rappresenta uno dei temi più divisivi.

Il 36% sostiene il proseguimento dell’assistenza militare a Kiev, mentre il 38% interromperebbe l’invio di armi privilegiando la via diplomatica. Poco più di un quarto si dichiara incerto o rinvierebbe la scelta.

Anche all’interno dei singoli partiti emergono sensibilità differenti:

  • tra gli elettori del PD, il 44% sostiene il proseguimento degli aiuti militari e il 33% si dichiara contrario;
  • nell’elettorato di AVS, il 41% vorrebbe sospendere le forniture e il 34% proseguirle;
  • tra gli elettori del M5S, la quota favorevole alla sospensione sale al 51%;
  • tra gli elettori delle forze centriste, il 52% propende per proseguire l’invio di armi.

Nucleare

Altro tema fortemente divisivo è quello del nucleare.

Il 38% si dichiara disponibile a discutere l’introduzione del nucleare di nuova generazione, mentre una quota identica si oppone anche soltanto all’apertura del confronto.

Tra gli elettori del PD prevale una moderata disponibilità (43%), che diventa più netta tra i centristi (63%), mentre prevale la contrarietà tra gli elettori pentastellati e quelli di sinistra.

Come scegliere il leader della coalizione

Anche il metodo di selezione della leadership divide gli elettori.

Solo il 19% ritiene che il leader debba essere chi guida il partito che ottiene più voti, come avviene nel centrodestra.

Il 30% preferisce invece il ricorso alle primarie, mentre la soluzione più apprezzata è quella del cosiddetto “federatore”, indicata dal 33% degli intervistati: una figura scelta dalle forze della coalizione e successivamente legittimata attraverso le primarie.

Con diverse articolazioni interne agli elettori dei singoli partiti della coalizione (i dem più nettamente per il federatore, gli altri maggiormente distribuiti) ma senza prevalenze assolute.

Le primarie: Conte in vantaggio

Tra coloro che dichiarano che parteciperebbero alle primarie, oggi stimati attorno al 16% dell’elettorato progressista, Giuseppe Conte risulterebbe il candidato più votato con il 38% delle preferenze.

Seguono:

  • Elly Schlein: 22%
  • un eventuale terzo candidato: 20%
  • indecisi: 16%
  • scheda bianca o nulla: 4%

Il vantaggio di Conte deriva non soltanto dal forte sostegno degli elettori del Movimento 5 Stelle (78%), ma anche dal consenso raccolto tra gli elettori di sinistra (54%) e da circa un quinto degli elettori PD e delle forze centriste. 

Schlein incontra, invece, maggiori difficoltà nel compattare il proprio elettorato: solo il 49% degli elettori del PD sceglierebbe la propria segretaria, mentre il 20% voterebbe Conte, il 15% preferirebbe un candidato alternativo e il 16% si dichiara incerto o orientato verso la scheda bianca o nulla. Inoltre, la segretaria PD otterrebbe scarsi consensi dagli elettori degli altri partiti.

Lo scenario di un eventuale ballottaggio

Se si andasse al ballottaggio, risulterebbe comunque vincente Giuseppe Conte, che otterrebbe il 43% delle preferenze (circa il 59% dei voti validi, escludendo incerti e schede bianche o nulle), mentre Elly Schlein otterrebbe il 30% (41% dei validi).

Se, infatti, Schlein riesce a compattare un po’ di più i propri (il 60% degli elettori PD la voterebbe al ballottaggio, ma circa un quarto si orienterebbe su Conte), continua però a ottenere limitati consensi dagli altri (il livello massimo è il 27% dagli elettori centristi), mentre l’ex Presidente del Consiglio migliora tra i pentastellati, avrebbe circa i due terzi degli elettori AVS e prevarrebbe anche nell’area centrista.

Chi guiderà davvero il campo progressista?

Nell'intero elettorato prevale l'idea che il futuro leader possa essere una figura diversa dai due principali contendenti. 

Lo pensa il 22%, mentre il 18% ritiene più probabile una leadership di Conte e il 13% una guida affidata a Schlein. Il 47% non esprime alcuna previsione.

Tra gli elettori progressisti, Conte resta il nome ritenuto più probabile (32%), ma le opinioni si distribuiscono poi in modo relativamente equilibrato tra chi immagina una figura terza (22%), chi indica Schlein (21%) e chi non sa formulare un pronostico (25%).

L'incertezza riguarda anche il risultato delle prossime elezioni politiche: il 28% ritiene che vincerà il centrodestra, il 28% il centrosinistra, mentre il 44% non è in grado di avanzare una previsione.

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