Wired Trends 2018 e il futuro del business: nuove economie per nuovi lavori

Nel terzo Wired Trends il tema era l’economia e il lavoro. Dagli impieghi del futuro all’employability fino alle competenze lavorative più richieste ai giovani, ecco di cosa si è parlato

Wired Trends 2018 e il futuro del business: nuove economie per nuovi lavori

Evitare la tecnologia non conviene, gestire al meglio le opportunità che offre è doveroso, perché in un mondo in cui le macchine si occupano delle mansioni lavorative resta anzitutto più tempo e più spazio per le persone. Questo è uno dei temi affrontati questa mattina nel terzo dei quattro eventi organizzati da Wired e da Ipsos in occasione del lancio del numero invernale del magazine dedicato al mondo nel 2018.

Mercoledì 13 dicembre a Milano, nella sala gremita di pubblico della Microsoft House di viale Pasubio, si è parlato di impieghi del futuro e di come sconfiggere ansie e pure di perdere il posto di lavoro a causa dell’intelligenza artificiale. Anche se 8 italiani su 10 pensano che il futuro lavorativo sarà più difficile rispetto a quanto vissuto dalle generazioni precedenti, si stima che i lavori totalmente rimpiazzabilidalle tecnologie siano meno del 5%. 

Quindi la tecnologia ci ruberà davvero il lavoro? No, ma probabilmente lo farà evolvere e lo stravolgerà sempre più rapidamente “Oggi non sono più richiesti gli stessi profili professionali di dieci anni fa”, ha raccontato il Nicola Neri (Head of Ipsos Marketing), “ad esempio nel nostro settore diminuisce la richiesta di esperti di statistica pura e si cercano sempre più persone capaci di ascoltare le conversazioni che avvengono sulla rete. Allo stesso modo servono data scientists capaci di analizzare l’enorme mole di dati a disposizione ed estrarne informazioni preziose”. Insomma, figure professionali con competenze ibride.

Un cambiamento che non riguarda solo il lavoro individuale ma anche il modo di relazionarsi con i colleghi. “Un tempo si lavorava in team fissi”, ha continuato Neri, “mentre oggi i team hanno una geometria variabile, con persone dotate di competenze molto specifiche che lavorano in un certo gruppo solo per qualche settimana o mese, restando freelance. Dal punto di vista di un lavoratore, avere un impiego adesso non è una garanzia che il tipo di lavoro sarà lo stesso anche tra qualche anno. Per un’azienda, d’altro canto, è sempre più importante saper dare fiducia alle persone, investire sulla formazione, sui training e sui talenti, offrendo ambienti lavorativi ad alta tecnologia in cui oltre alle competenze hard si possano sviluppare abilità cognitive ed empatiche.

Significativo, infatti, è il modo in cui stanno cambiando i rapporti di forza tra hard skill e soft skill, a favore di queste ultime. “Oggi il nuovo paradigma in tutti i settori è l’employability (o l’impiegabilità, per dirla in italiano)”, ha spiegato Cristina Cancer, head of talent attraction & academic partnership di Adecco“Infatti non si parla più di ricerca del lavoro, ma si cerca di costruire un’impiegabilità, ossia la capacità di rimanere appetibili nel mercato del lavoro nel tempo. Ovviamente in questo senso aggiornarsi è fondamentale, e alla pratica del life long learning occorre unire il continuo miglioramento delle proprie capacità trasversali, meno specifiche ma decisive in molte occupazioni del futuro”.

E qual è il rapporto tra questa tendenza e lo sviluppo hi-tech? “La tecnologia deve essere vista come uno strumento abilitante di cui non possiamo più fare a meno e a cui dovremo adeguarci, dal momento che porterà cambiamento in ogni professione. Ma”, ha concluso Cancer, ogni professione avrà una componente demandata alla tecnologia, però la componente empatica e l’essenza umana di ciascun impiego non saranno rimpiazzate, anzi diverranno ancora più centrali”.

Tra gli ottimisti nel valutare l’impatto tecnologico sul mondo del lavoro c’è anche Roberto Chieppa, marketing & customer experience officer di Fastweb, che però vincola l’effetto positivo a tre condizioni necessarie. “Anzitutto il cambiamento non deve essere subito ma va governato, in fretta, sia dalle istituzioni sia dalle aziende. In secondo luogo le persone devono essere accompagnate nell’apprendimento e nello sviluppo delle nuove competenze. E infine”, ha spiegato, “occorre che gli individui si pongano in maniera positiva e attiva nei confronti del cambiamento. Fastweb concretizza questi principi nella propria Digital Academy, erogando ad esempio corsi gratuiti per i giovani che stanno entrando nel mondo del lavoro o si vogliono riqualificare”.

Parlando di evoluzioni tecnologiche abilitanti, Chieppa ha individuato fra le altre la rete 5G, per la quale il 2018 sarà un anno di sperimentazioni. “L’arrivo più diffuso del 5G in Italia sarà nel 2020”, ha chiarito, “quando raggiungeremo una copertura del 20% del territorio. Ma già dai prossimi mesi sperimenteremo su Roma, Bari e Matera, non tanto per validare la tecnologia in sé ma per i sistemi che questa nuova tecnologia abilita grazie alla bassissima latenza, dalla Internet delle cose a una vera intelligenza artificiale fondata sui big data raccolti in tempo reale.

Allo stesso tempo – come ha raccontato Paola Cavallero, direttore marketing & operations di Microsoft – l’avanzamento tecnologico si traduce in una semplificazione per i destinatari finali. Utilizzare la tecnologia oggi non richiede più competenze profonde, e grazie all’intelligenza artificiale e alla capacità di tradurre le applicazioni hi-tech in linguaggio umano tutti possono godere dei benefici tangibili. Già adesso interagiamo quotidianamente con assistenti vocali e chatbot, ed è importante valorizzare il potere di democratizzazione garantito dalle nuove tecnologie”.

Dal punto di vista del mercato del lavoro, fare previsioni è difficile: “il 63% dei bambini che oggi sono iscritti alla scuola primaria”, ha raccontato Cavallero, “da adulti saranno occupati in impieghi che ancora non esistonoe che per adesso non sono nemmeno immaginabili, dagli architetti digitali alle guide turistiche spaziali. Per le giovani generazioni il mio consiglio è di costruirsi in ogni caso un bagaglio di competenze digitali e tecnologiche, indipendentemente dal lavoro che si immagina di fare”.

“Spesso si concepisce la tecnologia come qualcosa di incombente”, ha aggiunto Francesco Sacco, docente di strategy & entrepreneurship alla Sda Bocconi School of Management, “ma dimentichiamo che la tecnologia è uno strumento, e che storicamente ogni innovazione ha avuto un impatto positivo sulle nostre vite”. Il periodo che stiamo vivendo ora è molto meno rivoluzionario di ciò a cui hanno assistito i nostri nonni, tra l’arrivo del motore a scoppio e delle radio. “La rivoluzione di oggi è la connettività, che espande le nostre interazioni su scala planetaria e allo stesso tempo genera un mondo più trasparente, in cui è difficile barare e chi si comporta male deve fare i conti con un sistema che non dimentica”.

Una dinamica che, inevitabilmente, ha un effetto anche sulle realtà aziendali. Oggi il mondo è dei sognatori, ha chiarito Sacco, “e in chi entra nelle aziende viene apprezzata soprattutto la capacità di stimolare il cambiamento. In passato l’essere sognatori era considerato un difetto, oggi non più. Negli ambienti aziendali la tendenza è di ridurre il senso della gerarchia, lavorando allo stesso tempo sulla capacità di concretizzare le idee. Per questo non si potrà più prescindere dalla capacità di lavorare in gruppo e fare rete”.

“Nessuno sa che cosa sarà il futuro, ma tutti insieme dobbiamo costruirlo, ricordando che la tecnologia è uno strumento al nostro servizio. Se non saremo noi gli artefici del nostro futuro, vorrà dire che qualcun altro starà scegliendo al nostro posto, ha concluso Sacco.

Questa mattina durante l’evento organizzato da Wired e Ipsos si è discusso anche di occupazioni freelance e posto fisso, di coding e nuove forme di apprendimento, così come di trasformazione digitale e di medici sempre più hi-tech. Nel video qui sotto trovate l’evento completo. In questi link invece ci sono i racconti del primo e del secondo evento, dedicati rispettivamente al futuro dei media e ai trend tecnologici.

 

L'intervista agli ospiti

Articolo di Gianluca Dotti pubblicato su Wired.it il 13 dicembre 2017

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