22 aprile, Giornata della Terra 2023: la preoccupazione per il cambiamento climatico sta diminuendo?
Earth Day 2023: in occasione della Giornata della Terra, che si celebra il 22 aprile, l'ultimo sondaggio internazionale di Ipsos ha esplorato le opinioni delle persone in merito al cambiamento climatico e le azioni che tendono a percepire come più impattanti nella riduzione della CO2.
Il 22 aprile ricorre in tutto il mondo l’Earth Day, la più grande manifestazione per la sostenibilità ambientale e la salvaguardia del nostro pianeta. In occasione della Giornata della Terra 2023, Ipsos ha condotto un sondaggio internazionale –intervistando oltre 21.000 persone in 29 Paesi del mondo, tra cui l’Italia– con l’obiettivo di: indagare le opinioni relative al cambiamento climatico, valutare le azioni concrete introdotte da Governi ed Istituzioni e sondare quali azioni le persone tendono a percepire come più impattanti nella riduzione della CO2.
Giornata della Terra 2023, che cos'è e perché si celebra il 22 aprile?
L’Earth Day, o Giornata della Terra è la più ampia e nota manifestazione ambientale a livello globale, un'occasione per celebrare il nostro pianeta e promuoverne la sua salvaguardia e alla quale, il 22 aprile di ogni anno, aderiscono circa 192 Paesi. La Giornata della Terra è stata voluta in primis da John Fitzgerald Kennedy nel 1962 e in seguito sostenuta da un appello del senatore democratico Gaylord Nelson che, nel 1970, promosse la manifestazione che diede i natali al primo movimento universitario legato alle tematiche ambientali. Oggi, l'Earth Day rappresenta un momento educativo e informativo, che ha come fine ultimo l'aumento della consapevolezza sulle problematiche ambientali: l'inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono e l'esaurimento delle risorse non rinnovabili.
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Cambiamento climatico, preoccupazione e attenzione sono in diminuzione?
Il sondaggio internazionale Ipsos, condotto in occasione della Giornata della Terra 2023, rivela che soltanto il 29% delle persone in Italia ritiene che il Governo abbia un chiaro piano su come lavorare in maniera sistemica per combattere il cambiamento climatico, mentre i nostri concittadini continuano a percepire la lotta al cambiamento climatico come una responsabilità condivisa tra singoli individui (62%), Governo (55%) e aziende (52%).
Sia livello internazionale che nel nostro Paese, la convinzione della necessità di agire sui cambiamenti climatici per evitare un fallimento nei confronti delle generazioni future è in diminuzione rispetto allo scorso anno, complice probabilmente anche il sovrapporsi di tutte le altre crisi che stiamo vivendo contemporaneamente (la cosiddetta Policrisi), dall’inflazione alla crisi energetica ed economica.
Giornata della Terra 2023, chi dovrebbe guidare la lotta al cambiamento climatico?
Le persone intervistate non vedono il proprio Paese come leader nell’affrontare il cambiamento climatico; in Italia, soltanto il 28% è di questo parere (in linea con Paesi come Francia, Canada, Olanda), mentre le percentuali più alte si registrano in India (71%), Malesia (51%) e Brasile (42%).
Accanto a questo, però si registra anche un diffuso consenso sul fatto che i singoli Paesi dovrebbero fare di più per combattere il cambiamento climatico –una media internazionale del 66% è d’accordo, percentuale che aumenta in Italia arrivando al 71%. Ma chi, secondo gli italiani e le italiane, dovrebbe guidare la lotta al cambiamento climatico?
Il 61% dell’opinione pubblica italiana sostiene che l'onere maggiore dovrebbe ricadere sui Paesi maggiormente responsabili dell’emergenza climatica, ovvero i Paesi economicamente più sviluppati, quota che non stupisce vedere aumentare soprattutto in Perù (73%), Colombia (72%), Cile, Brasile, Corea del Sud, Indonesia e Singapore (69%). Tuttavia, la maggioranza in Italia (73%) e in tutti i 29 mercati esaminati concorda sul fatto che non è possibile affrontare completamente il cambiamento climatico senza la collaborazione di tutti i Paesi.
Le azioni per combattere il cambiamento climatico
Le persone in Italia non disconoscono l'importanza dell'azione individuale: sette su dieci (70%) concordano sul fatto che se ognuno facesse piccoli cambiamenti nella propria vita quotidiana, ciò potrebbe avere un grande impatto sulla lotta al cambiamento climatico. Al contrario, soltanto il 23% sostiene che il cambiamento climatico sfugga al nostro controllo e quindi troppo tardi per fare qualcosa.
Nonostante le difficili condizioni economiche attuali, il 41% delle persone in Italia ritiene che sia il momento giusto per investire in misure che contrastino l’avanzamento del cambiamento climatico. Infatti, la maggioranza (pari al 57%) sostiene che l'impatto negativo del cambiamento climatico non sia troppo lontano per non preoccuparsene.
In merito alle azioni messe in atto dai singoli individui c’è una quota in Italia, seppure minoritaria del 22%, che afferma di essere addirittura disposto a pagare più tasse del proprio reddito per contrastare il cambiamento climatico (il 39% si dichiara contrario). Invece, quote maggiori ritengono che sarebbero maggiormente incoraggiate a intraprendere azioni per combattere il cambiamento climatico se:
- avessero un incentivo finanziario o una riduzione delle tasse che permetta loro di acquistare bene e servizi rispettosi dell'ambiente (39%);
- avessero un facile accesso alle informazioni (29%);
- vedessero più chiaramente l'impatto degli eventi meteorologici causati dal clima nel proprio Paese (26%).
Comportamenti sostenibili per ridurre le emissioni di carbonio: percezione vs. realtà
In ultima analisi, il sondaggio d’opinione Ipsos rivela che a livello internazionale continua a persistere il cosiddetto “believe-true gap”, ciò significa che le persone tendono a percepire l’impatto di alcune azioni, messe in atto per ridurre le emissioni di CO2, in misura maggiore rispetto a quello effettivo. Si registra ancora confusione su quali siano i comportamenti più sostenibili da adottare che hanno un impatto maggiore sulla lotta al cambiamento climatico, seppur con qualche progresso rispetto allo scorso anno.
In particolare, rispetto al 2022, è aumentata la consapevolezza dell’impatto positivo che il passaggio alle energie rinnovabili può avere, classificato dal campione intervistato come il miglior modo per ridurre le emissioni di carbonio (al quarto posto in termini di impatto effettivo*), con un aumento di 8 punti percentuali.
Anche in Italia, la maggioranza relativa delle persone (42%) ritiene che il passaggio all'acquisto di energia elettrica rinnovabile sia l’azione più efficace per la riduzione delle emissioni di gas serra. Tuttavia, il riciclaggio (31%) e l'utilizzo di meno imballaggi (28%) -rispettivamente al 60° e al 38°* posto in termini di impatto effettivo- sono ancora percepite come azioni più efficaci nel ridurre le emissioni di gas serra rispetto ad altre, come ad esempio la rinuncia all'uso dell'auto (21%) o seguire una dieta vegana (7%), che invece hanno un impatto maggiore sulla riduzione delle emissioni.
Allo stesso modo, l’opinione pubblica italiana è anche abbastanza divisa su quali settori contribuiscano maggiormente al riscaldamento globale, ponendo maggiore enfasi sui prodotti che riducono lo strato di ozono (24%) rispetto ad altri settori più inquinanti come la produzione industriale e la deforestazione (18%).
*Fonte: Ivanova et al., 2020. Quantifying the potential for climate change mitigation of consumption options.
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