Atteggiamenti nei confronti dei rifugiati: sostegno stabile, ma restano dubbi sul sistema
Atteggiamenti nei confronti dei rifugiati: sostegno stabile, ma restano dubbi sul sistema

Atteggiamenti nei confronti dei rifugiati: sostegno stabile, ma restano dubbi sul sistema

L’indagine Ipsos in collaborazione con l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, pubblicata in occasione del 75° anniversario della Convenzione sui Rifugiati del 1951.

In un contesto caratterizzato da livelli elevati di sfollamento forzato, pressioni economiche e un dibattito continuo sull’immigrazione, l’ultima indagine internazionale di Ipsos evidenzia come gli atteggiamenti dell’opinione pubblica nei confronti dei rifugiati siano rimasti sostanzialmente stabili.

L’UNHCR, alla fine del 2025, stimava oltre 117 milioni le persone costrette a lasciare il proprio Paese. Sebbene si tratti del primo calo dello sfollamento globale registrato in oltre un decennio, il numero complessivo resta elevato.

La maggior parte delle persone continua a sostenere l’accoglienza di chi fugge da guerre o persecuzioni. Allo stesso tempo, però, persistono preoccupazioni legate alle richieste di asilo, all’integrazione e al funzionamento concreto dei sistemi di protezione dei rifugiati.

Il sostegno rimane stabile

Due terzi (66%) concordano sul fatto che le persone dovrebbero poter trovare rifugio in un altro Paese per sfuggire alla guerra o alle persecuzioni: un dato sostanzialmente invariato rispetto al 2025 e in linea con i livelli pre-pandemia.

Persistono dubbi sull’attuazione delle politiche

Sei persone su dieci (61%) ritengono che molte delle persone che richiedono lo status di rifugiato non abbiano realmente bisogno di protezione, mentre quasi la metà (49%) si dichiara favorevole alla chiusura completa delle frontiere ai rifugiati

I risultati suggeriscono come il sostegno alla protezione dei rifugiati conviva spesso con dubbi sul funzionamento dei sistemi di accoglienza. 

Le opinioni sull’integrazione restano contrastanti

Meno della metà degli intervistati (44%) ritiene che i rifugiati riusciranno a integrarsi con successo nella società. Le generazioni più giovani si mostrano più ottimiste: il 49% della Generazione Z esprime fiducia nelle prospettive di integrazione, contro il 39% dei Baby Boomer.

Il sostegno diventa più selettivo nelle crisi reali

Di fronte agli sfollamenti causati dai conflitti in Iran e Libano, gli intervistati tendono a privilegiare gli aiuti umanitari (28%) e le iniziative diplomatiche (24%). La concessione di asilo temporaneo (19%) raccoglie un sostegno nettamente superiore rispetto all’accoglienza permanente di ulteriori rifugiati (6%).

La responsabilità è sempre più percepita come condivisa

Le organizzazioni internazionali continuano a essere considerate gli attori che dovrebbero fare di più per sostenere i rifugiati. Allo stesso tempo, cresce la quota di persone che attribuisce maggiori responsabilità alle ONG (28%, rispetto al 23% in precedenza) e ai propri governi nazionali (20%, rispetto al 16%), mentre diminuisce quella di chi ritiene che il ruolo principale debba essere svolto dai Paesi più ricchi (21%, in calo dal 30%).

Le differenze nazionali restano significative

Il sostegno all’accoglienza dei rifugiati varia notevolmente tra i diversi Paesi: si passa dal 78% registrato in Svezia e nei Paesi Bassi al 44% della Corea del Sud.

Alcuni Paesi hanno inoltre registrato cambiamenti significativi nel tempo. In Giappone, il sostegno all’accoglienza dei rifugiati è aumentato dal 23% nel 2019 al 64% nel 2026, mentre in Francia è passato dal 43% al 68% nello stesso periodo.

Allo stesso tempo, l’indagine evidenzia che il sostegno alla protezione dei rifugiati non elimina necessariamente le preoccupazioni riguardo alle richieste di asilo o al funzionamento dei sistemi di accoglienza. In diversi Paesi, un forte sostegno all’offerta di rifugio convive con dubbi persistenti su chi abbia effettivamente diritto alla protezione e sull’efficacia dei meccanismi esistenti.

E in Italia?

In Italia prevale un atteggiamento generalmente favorevole nei confronti dell’accoglienza dei rifugiati. Il 72% degli intervistati ritiene che le persone debbano poter trovare rifugio in un altro Paese, compreso il proprio, per sfuggire a guerre o persecuzioni. Un dato superiore alla media internazionale e stabile rispetto allo scorso anno.

Restano tuttavia alcune riserve sul funzionamento del sistema. Il 52% degli italiani ritiene che molte richieste di status di rifugiato non riguardino persone realmente bisognose di protezione, una quota comunque inferiore alla media internazionale (61%), mentre il 44% si dichiara favorevole alla chiusura delle frontiere ai rifugiati.

Sul tema dell’integrazione, l’Italia mostra un livello di fiducia leggermente superiore alla media globale: il 48% degli intervistati ritiene che i rifugiati possano integrarsi con successo nella società. Per quanto riguarda le responsabilità nel sostegno ai rifugiati, gli italiani indicano principalmente le organizzazioni internazionali (41%), seguite da fondazioni e organizzazioni non governative (26%) e dal governo nazionale (23%).

Mentre la comunità internazionale riflette sui 75 anni della Convenzione sui Rifugiati, i risultati indicano che l’opinione pubblica continua a sostenere in larga misura la protezione dei rifugiati, pur mantenendo aperto il dibattito su come condividere le responsabilità e su come fornire concretamente il sostegno necessario.

Notizie correlate