Diritti delle donne. A che punto siamo?

Uno studio globale mostra uno scarso livello di ottimismo circa i progressi in materia parità di diritti tra uomini e donne. Per un italiano su due essere donna rappresenta ancora uno svantaggio.

Secondo uno studio internazionale realizzato da Ipsos Mori  in occasione dell’International Women’s Day la condizione femminile è sicuramente migliorata rispetto a 25 anni fa ma c’è ancora molto da fare in termini di parità di genere. Tra i paesi meno ottimisti c’è l’Italia dove quasi un italiano su tre non vede alcun progresso rispetto al passato.

EQUAL RIGHTS

In linea generale il superamento del gender gap viene considerato una sfida ancora aperta. In Italia il 40% degli intervistati dichiara che sono molte le questioni da risolvere per raggiungere una completa parità di genere. Il dato sorprendente è che siano proprio gli uomini ad esprimere posizioni più critiche in materia di disparità di genere rispetto alla platea femminile (rispettivamente 44% e 36%).

COSA FARE CONCRETAMENTE

Quanto alle azioni auspicate per superare il gender gap, ai primi posti della classifica mondiale troviamo parità retributiva, leggi per prevenire abusi e violenze contro le donne, educazione dei bambini alla parità di genere (dato molto positivo menzionato dal 29%) e denuncia di discriminazioni e abusi. Ancora molta strada da fare in tema di accesso delle donne ai ruoli apicali in politica, governo e nel mondo del lavoro, come pure in relazione alla cura della casa e dei figli.

COSA PREOCCUPA LE DONNE

Nel nostro Paese sono ancora tante le donne che hanno paura della violenza fisica. Stupri, molestie sessuali e violenza psicologica sono i tre fattori di preoccupazione più citati anche a livello globale. Seguono disparità retributiva, abusi domestici e discriminazioni sul posto di lavoro. La posizione dell’Italia riguardo le cause di maggior apprensione per le donne è perfettamente in linea con la tendenza generale. Molto alta infatti la percentuale di donne che chiede un aumento delle pene contro le violenze fisica (46%).

LO SCENARIO TRA 20 ANNI

Globalmente, si registra un alto livello di ottimismo per il futuro in tema di parità nell’accesso all’istruzione tra uomini e donne. Più cauta invece la posizione quando si tratta di vedere le donne ricoprire ruoli al vertice di aziende o incarichi pubblici e politici. Italia fanalino di coda in questa classifica internazionale. Il nostro Paese si dimostra poco fiducioso in relazione alla prospettiva di colmare il gender gap in tutti i settori citati. Le previsioni più pessimiste riguardano la fine delle discriminazioni di genere nel mondo degli affari, governo, politica e responsabilità familiari. Non a caso sono proprio queste le aree dove secondo gli italiani sono pochi i passi avanti rispetto al passato e molti i nodi rimasti irrisolti.

MEN’S ROLE IN EQUALITY

Dato molto interessante è il ruolo attivo degli uomini per colmare il gender gap; sul campione dei 27 Paesi oggetto dello studio, i due terzi delle persone sostengono che non ci potrà essere parità di genere senza il supporto concreto degli uomini. Crolla il grande tabù che vede la cura della casa e dei figli come una prerogativa esclusivamente femminile: a livello globale la tendenza è quella di rifiutare la visione del passato che considerava meno virile un uomo che rimaneva in casa a badare alla famiglia. In linea con il trend generale, solo un italiano su cinque concorda con questo stereotipo. Buone notizie anche sul fronte delle donne nel mondo del lavoro. La maggioranza degli intervistati dichiara di sentirsi a proprio agio se il proprio capo è una donna. Ancora una volta stupisce che siano gli uomini ad esprimersi in maniera più favorevole rispetto alle donne (22% contro il 14%).

Gli stereotipi sono davvero duri a morire ma, se si trattasse solo di quello, forse potremmo affidarci al tempo e alla speranza che il ricambio generazionale ne abbia alla fine ragione. Purtroppo i progressi nei fatti sono ancora troppo limitati e il nostro Paese registra ancora troppi fenomeni che danno conto del lungo cammino ancora da percorrere: l’occupazione femminile – al 49% - che ci vede fanalino di coda in Europa, dove le donne lavoratrici sono più di 6 su 10; le tre donne che ogni settimana perdono la vita, in gran parte dei casi per mano di un marito o compagno; l’enorme prevalenza di donne – 74% - tra i più di 3 milioni di caregivers familiari, che si occupano di un familiare disabile o malato, a titolo totalmente gratuito, senza riconoscimento e senza sostegno. Portare l’attenzione delle istituzioni su questi fenomeni è impegno costante di Ipsos, che affianca attivisti, organizzazioni, associazioni di categoria e aziende in questa azione”, commenta Chiara Ferrari, Group Director Ipsos

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