Italia Covid oggi, sondaggi: un anno dopo
Ad un anno dalle prime rivelazioni di Ipsos sulle opinioni degli italiani in merito al Coronavirus, questa nuova edizione evidenzia un arresto del calo del senso di minaccia registrato alla partenza della campagna vaccinale e un conseguente aumento dei timori relativi al contagio. Inoltre, l'andamento altalenante della campagna vaccinale e le ultime vicende sulla distribuzione dei vaccini, nonché il blocco in via precauzionale del vaccino AstraZeneca non sembrano avere inciso sulla propensione a farsi vaccinare.
Italia Covid oggi: contagi e piani di contenimento
Quest'ultimo monitoraggio registra un effetto montagne russe per una crisi lunga un anno e di cui non si vede la fine. Vediamo insieme gli andamenti dei principali indicatori che Ipsos sta monitorando da febbraio 2020, le notizie sull’andamento dei contagi e i piani di contenimento
- Il calo del senso di minaccia registrato alla partenza della campagna vaccinale si arresta e gli indicatori tornano a crescere, per assestarsi ai livelli registrati nell’autunno del 2020, in piena seconda ondata di contagi, nonché a quanto rilevato un anno fa, il 12 marzo 2020, all’indomani del lockdown generalizzato. Permane, lungo tutta la linea del tempo, la distanza tra quanto si percepisce vicino a sé e quanto si osserva da lontano: il rischio personale resta costantemente più limitato delle minacce esterne.
- Riguardo al momentum della crisi, ai primi segnali di criticità del programma vaccinale, la distanza tra ottimisti e pessimisti è tornata a divaricarsi: a un anno dal primo lockdown, ancora metà degli italiani si vedono in piena emergenza e l’idea che ancora non si sia raggiunto l’apice della crisi è di nuovo il convincimento di un cittadino su quattro.
- Ne consegue che i timori sul contagio restano maggioritari rispetto alle preoccupazioni per la condizione personale, economica e professionale. Solo tra maggio e luglio dello scorso anno, la preoccupazione sanitaria si era allentata, ma era tornata a salire nel corso dell’estate per ricollocarsi ai livelli odierni.
Italia Covid oggi: vaccini e andamento della campagna vaccinale
L'andamento altalenante della campagna vaccinale e le ultime vicende sulla distribuzione dei vaccini, nonché il blocco precauzionale non sembrano avere inciso sulla propensione a farsi vaccinare. La decisione di sospendere temporaneamente la somministrazione del vaccino AstraZeneca ottiene un duplice e contrastante riflesso sull’opinione pubblica, tra rassicurazione e paura.
- sebbene un recentissimo studio congiunto dell’ISS e della fondazione Kessler fissa la data di fine emergenza tra 7 e 13 mesi dall’inizio della campagna di vaccinazione, gli italiani hanno una sensazione diversa: a metà marzo, l’orizzonte temporale in cui gli italiani collocano la previsione del termine di ogni preoccupazione per il Covid resta superiore ai 17 mesi: questa distanza è andata ampliandosi a partire dai primi di gennaio, quando le attese non superavano i 12 mesi, più in linea con le stime dello studio appena pubblicato.
- Le segnalazioni in merito a possibile effetti del vaccino AstraZeneca e il conseguente dibattito con le decisioni prese da EMA, incidono su un ulteriore calo nel giudizio sulla gestione del piano vaccinale nel Paese: le opinioni negative prevalgono nettamente sulle positive (53% vs 20%) e quasi un italiano su tre non si esprime. dalla partenza della campagna a inizio anno, le polarità si sono invertite e l’iniziale credito di fiducia assegnato – 57% di giudizi positivi – si è rapidamente eroso nella prova di realtà.
- La decisione del blocco in via precauzionale del vaccino AstraZeneca spacca le opinioni dei cittadini italiani, tra quanti lo hanno vissuto come fattore di preoccupazione e quanti lo ha visto come un elemento di rassicurazione. Solo circa un decimo degli italiani giudica la scelta come eccessiva ed inutile.
- Ostacoli, polemiche, rallentamenti non sembrano incidere sulla propensione a farsi vaccinare che resta salda per un italiano su due (al momento della rilevazione i vaccinati erano circa il 9,5% della popolazione adulta), così come non sono cambiati nel tempo il segmento dei dubbiosi e quello dei contrari.