Referendum Giustizia 22-23 marzo 2026: cosa prevede la riforma, come si vota e i sondaggi Ipsos Doxa

A poche settimane dal voto, esploriamo il livello di conoscenza degli italiani, gli orientamenti dell'elettorato e le stime di affluenza attraverso le rilevazioni Ipsos Doxa.

Domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026 i cittadini italiani sono chiamati alle urne per esprimersi sul referendum costituzionale confermativo relativo alla riforma dell’ordinamento giudiziario approvata dal Parlamento. Trattandosi di un referendum costituzionale, il risultato sarà valido indipendentemente dal raggiungimento del quorum del 50%+1 degli aventi diritto.

Secondo gli ultimi sondaggi Ipsos Doxa, pubblicati il 5 marzo sul Corriere della Sera, la previsione ragionevole di partecipazione si attesta al 42%, dato stimato considerando la dichiarazione di disponibilità a partecipare, l'importanza attribuita alla riforma e l'interesse per la campagna elettorale. Con questo livello di partecipazione, il No sarebbe in vantaggio (52,4% contro 47,6%). Solo con un'affluenza più elevata (49%) l'esito si collocherebbe sul filo della parità.

Di seguito: la guida tecnica al quesito, le direttive del Ministero dell'Interno per il voto e l’analisi degli ultimi dati demoscopici elaborati da Ipsos Doxa.

Il quesito del Referendum Giustizia 2026: spiegazione e contenuto

A differenza di un referendum abrogativo, la scheda contiene un unico quesito confermativo sulla legge costituzionale di riforma della magistratura (“Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”). L’elettore è chiamato a votare:

  • SÌ per confermare la riforma
  • NO per respingerla e mantenere l’attuale sistema

Alcune delle principali novità previste dalla riforma riguardano:

  1. Separazione delle carriere    
    Stato Attuale (normativa vigente): l’ordinamento prevede l’unicità della carriera tra Giudici e Pubblici Ministeri, con possibilità di passaggio di funzioni secondo limiti stabiliti dalla legge ordinaria. 
    Effetto del SÌ (conferma della riforma): introduce una distinzione strutturale e definitiva tra funzione giudicante e requirente fin dall’accesso in magistratura, con percorsi professionali separati.
     
  2. Consiglio Superiore della Magistratura (CSM)
    Stato Attuale (normativa vigente): è previsto un unico Consiglio Superiore della Magistratura competente per giudici e pubblici ministeri.
    Effetto del SÌ (conferma della riforma): istituisce due organi distinti, uno per i magistrati giudicanti e uno per i magistrati requirenti, con modifiche ai criteri di composizione e selezione dei membri.
     
  3. Sistema Disciplinare
    Stato Attuale (normativa vigente): le funzioni disciplinari sono esercitate nell’ambito dell’attuale assetto del CSM.
    Effetto del SÌ (conferma della riforma): introduce un’Alta Corte disciplinare autonoma per la responsabilità dei magistrati, separando le funzioni disciplinari dagli organi di autogoverno.

Modalità di voto e validità del Referendum

Il Ministero dell'Interno ha definito le linee guida operative per la partecipazione alla consultazione referendaria.

  • Date e Orari: le operazioni di voto si svolgeranno domenica 22 marzo (dalle ore 07:00 alle 23:00) e lunedì 23 marzo (dalle ore 07:00 alle 15:00).
  • Documentazione: gli elettori devono recarsi al proprio seggio muniti di documento di riconoscimento valido e tessera elettorale.
  • Assenza di Quorum: trattandosi di referendum costituzionale confermativo, non è previsto alcun quorum di partecipazione. L’esito sarà determinato dalla maggioranza dei voti validamente espressi.

FAQ – domande frequenti sul Referendum Giustizia 2026

Cosa comporta la scelta tra il voto SÌ e il voto NO?

  • Barrare il SÌ significa confermare la legge costituzionale di riforma.
  • Barrare il NO significa respingere la riforma, lasciando invariato l’attuale assetto.

È possibile votare solo su una parte della riforma?

  • No. Essendo un referendum confermativo su una legge costituzionale, il voto riguarda l’intero testo della riforma.

Qual è l’impatto dell’astensione?

  • L’astensione non incide sulla validità della consultazione, poiché non è previsto quorum. Se prevalgono i voti favorevoli, la riforma entra in vigore; se prevalgono i contrari, la legge costituzionale non viene promulgata.

Sondaggi Referendum Giustizia marzo 2026: intenzioni di voto e affluenza 

In questo approfondimento condividiamo i nuovi dati Ipsos Doxa presentati da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera, con focus su livello di informazione, propensione al voto e previsioni sull'esito della consultazione a poche settimane dal voto.

05/03/2026

La data del Referendum si avvicina e la nuova rilevazione Ipsos Doxa fotografa un elettorato ancora poco coinvolto dalla consultazione referendaria sulla riforma della giustizia. 

Il livello di informazione sui contenuti cresce di soli quattro punti rispetto alla precedente rilevazione, nonostante il tema abbia dominato il dibattito pubblico negli ultimi giorni. In particolare: 

  • Poco più del 50% degli italiani si considera almeno abbastanza informato sui contenuti della riforma
  • La quota dei "molto informati" rimane stabile al 10%
  • Il 58% ritiene che la riforma proposta sia almeno abbastanza importante (in calo di 2 punti rispetto a tre settimane fa).

L'attenzione dell'opinione pubblica risulta attualmente concentrata sull’attacco all’Iran, con ripercussioni dirette sull'interesse per l'agenda politica interna. Infatti, poco più del 40% dichiara di seguire la campagna referendaria con una certa attenzione e appena il 9% la segue con molto interesse.

Affluenza Referendum Giustizia 2026: propensione al voto e stime di partecipazione

La disponibilità a recarsi alle urne mostra alcuni segnali di raffreddamento rispetto alla rilevazione del 12 febbraio. Gli elettori sicuri di votare passano dal 36% al 37% (+1 punto), ma calano di quattro punti coloro che ritengono probabile la propria partecipazione, scendendo dal 16% al 12%. 

La previsione ragionevole di partecipazione si attesta oggi al 42% (mantenendo tutte le avvertenze a proposito della difficoltà di stimare correttamente questo dato, influenzato da numerose e complesse variabili), dato stimato considerando non solo la dichiarazione di disponibilità a partecipare, ma anche l'importanza attribuita alla riforma e l'interesse espresso per la campagna elettorale. Tenendo conto di tutti questi indicatori, ad oggi, la partecipazione massima potrebbe arrivare intorno al 49%. 

Le stime di partecipazione odierne confermano una maggiore mobilitazione tra gli elettori dell'opposizione: l'elettorato del PD registra la propensione più elevata con il 63%, seguito dai pentastellati al 57% e dagli elettori delle altre liste del centrosinistra al 51%. Nel centrodestra, fatta eccezione per Fratelli d'Italia (59%), si registra una minore disposizione ad andare al voto: tra gli elettori di Forza Italia e Noi Moderati l'affluenza stimata si attesta al 45%, tra i leghisti al 44%.

Come era lecito attendersi, tra coloro che in caso di elezioni legislative manifestano l'intenzione di astenersi (il 42% degli elettori secondo l'ultima rilevazione), solo il 23% parteciperebbe al referendum costituzionale.

Previsioni di voto 

I risultati evidenziano una tendenza alla crescita del No. 

  • Nello scenario con affluenza al 42%, il Sì raggiungerebbe il 47,6% (in calo di 1,8 punti rispetto al sondaggio del 12 febbraio), mentre il No si attesterebbe al 52,4%, con analogo incremento rispetto alla rilevazione precedente.
  • Nel caso di una partecipazione più elevata, al 49%, l'esito si collocherebbe sul filo della parità: il Sì arriverebbe al 50,2%, il No al 49,8%. 

Occorre tuttavia considerare che nel primo scenario permane poco più del 7% di indecisi, quota che sale a oltre il 9% nello scenario con partecipazione elevata: dati che potrebbero determinare variazioni significative nell'esito finale, vista la vicinanza delle stime.

Orientamenti di voto per appartenenza politica

Si registrano alcuni cambiamenti negli orientamenti di voto in relazione all’appartenenza politica rispetto alla precedente rilevazione. 

Tra gli elettori delle forze di governo, l'orientamento al resta quasi granitico, attestandosi dal 94% in su. Diverso è il quadro nell'elettorato dell'opposizione. 

Nel PD, gli elettori orientati al Sì si collocano oggi tra il 7% e il 9% a seconda della partecipazione stimata, in calo di tre-cinque punti rispetto a febbraio (quando oscillavano tra il 10% e il 14%). 

Tra gli elettori pentastellati il dato si attesta al 22-25%, sostanzialmente stabile. Nelle altre liste di centrosinistra l'orientamento al Sì scende al 22-28%, con un calo di circa cinque punti rispetto a febbraio (era 27-33%).

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14/02/2026

Informazione e conoscenza

Al momento il referendum non sembra attirare particolare attenzione da parte dell'opinione pubblica italiana

  • Solo il 10% si definisce molto informato sui contenuti
  • Il 36% dichiara di essere abbastanza informato
  • Più della metà ne sa poco o nulla

Riguardo all'importanza percepita:

  • Il 38% ritiene sia una consultazione molto importante per il Paese
  • Il 22% pensa che lo sia almeno in parte
  • Il 40% attribuisce poca o nulla importanza al voto, oppure non si esprime

Opinioni sulla riforma

Sui singoli aspetti della riforma, circa metà degli intervistati non sa esprimersi. In generale, invece, le opinioni tendono a dividersi quasi equamente – sia pur con una lieve prevalenza di chi concorda.

Il 27% condivide l'idea che la riforma ristabilisca l'equilibrio tra i poteri, oggi sbilanciati a favore del giudiziario, ma il 25% pensa il contrario. Sulla magistratura, il 25% ritiene che la riforma ne esalti l'autonomia, mentre il 24% teme che rappresenti l'anticamera di una limitazione dell'indipendenza dei giudici.

Il consenso cresce su altri aspetti: la separazione delle carriere trova favorevole il 30% degli intervistati, contro il 24% che considera la proposta inefficace. Stesso orientamento sul controllo della responsabilità dei magistrati e sulla riduzione del peso delle correnti, con il 30% favorevole e il 22% contrario.

Affluenza e scenari

Il tema centrale resta la partecipazione al voto, che rappresenta la vera incognita della consultazione:

  • Il 36% si dichiara certo di recarsi alle urne
  • Il 16% pensa che probabilmente lo farà
  • Il 48% ritiene certo o molto probabile che non voterà

Come sottolineato più volte, la stima della partecipazione è particolarmente complessa, influenzata dai toni e dall'intensità della campagna, dal coinvolgimento sui temi e dagli impegni personali dei singoli elettori.

Abbiamo elaborato tre scenari distinti in funzione di diversi livelli di affluenza, calcolati considerando sia l'intenzione di partecipare sia l'importanza attribuita al tema.

  • Affluenza poco più del 40% (stima più probabile): lieve prevalenza del No con 50,6% contro 49,4% del Sì
  • Affluenza al 46%: il Sì otterrebbe il 51,5% contro il 48,5% del No
  • Affluenza al 52% (massimo ipotizzabile): vittoria più netta del Sì con 53,7% contro il 46,3% del No. 

Come votano gli elettori per area politica

In tutti gli scenari analizzati, gli elettori del centrodestra appaiono quasi granitici: solo una quota compresa tra il 2% e il 5% si orienta verso il No.

Meno compatti invece gli elettori dei partiti di opposizione. Con qualche variazione a seconda degli scenari ipotizzati, verso il è orientato dal 10% al 14% dell'elettorato PD, stabilmente il 24% degli elettori del Movimento 5 Stelle, e dal 27% al 33% degli elettori delle altre liste.

È da sottolineare come tra gli elettori del PD e delle altre liste il Sì tenda a crescere, più o meno sensibilmente, all'aumentare della partecipazione.

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