22 aprile, Giornata della Terra 2026: cosa pensano le persone della crisi climatica?
Cambiamento climatico 2026: il divario tra emergenza e azione
L'ultima edizione dell'indagine Ipsos, People and Climate Change, esplora la percezione dei rischi climatici e gli atteggiamenti verso la transizione energetica in 31 Paesi del mondo, compresa l'Italia.
Un dato colpisce su tutti: tre degli ultimi quattro anni sono stati i più caldi mai registrati, eppure -nello stesso periodo- la volontà individuale di agire per contrastare i cambiamenti climatici è diminuita.
Giornata della Terra 2026: cos'è, perché si celebra il 22 aprile e qual è il suo significato
La Giornata della Terra 2026, conosciuta a livello internazionale come Earth Day, è il più importante evento globale dedicato alla tutela dell’ambiente. Si celebra ogni anno il 22 aprile e coinvolge circa 190 Paesi, con iniziative, eventi e campagne di sensibilizzazione sulla salvaguardia del pianeta.
Nata nel 1970 come movimento per aumentare la consapevolezza sui problemi ambientali, la Giornata della Terra ha contribuito a diffondere una cultura ecologica a livello mondiale, coinvolgendo cittadini, studenti e istituzioni.
Il significato della Giornata della Terra è oggi più attuale che mai: promuovere comportamenti sostenibili e informare sulle principali emergenze ambientali. Tra queste, l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, la distruzione degli ecosistemi, la perdita di biodiversità e l’esaurimento delle risorse naturali non rinnovabili.
I risultati chiave del rapporto Ipsos sul clima 2026
Temperature in aumento, responsabilità individuale in calo
Gli ultimi 11 anni sono stati i più caldi dell'era moderna, eppure le persone attribuiscono sempre meno responsabilità alla necessità di agire. Negli ultimi cinque anni, in tutti i paesi esaminati in questo rapporto sia nel 2021 che nel 2026, si è registrata una diminuzione della percentuale di chi crede che non agire contro il cambiamento climatico significhi deludere le generazioni future.
Le paure a breve termine frenano la preparazione al futuro
La preoccupazione per il clima resta presente: in media, il 59% degli intervistati in 31 Paesi ritiene che il proprio paese dovrebbe fare di più nella lotta contro il cambiamento climatico. Tuttavia, i rischi più immediati vengono percepiti come priorità più urgenti. Nella nostra indagine What Worries the World, la preoccupazione per il cambiamento climatico si posiziona solo all'11° posto, dietro a questioni più tangibili e immediate come:
- Criminalità e sicurezza
- Disoccupazione
- Inflazione e costo della vita
Transizione energetica: a che punto siamo?
Il sostegno pubblico alle energie rinnovabili è sempre più condizionato, subordinato a compromessi in termini di accessibilità economica, affidabilità e sicurezza. L'Ipsos Energy Transition Barometer rileva che un cittadino su due (50%) è favorevole alla priorità data dai governi ai prezzi bassi dell'energia, anche a fronte di un aumento delle emissioni.
Nonostante le pressioni sui prezzi e le reazioni politiche negative, lo shopping basato sui valori è in crescita. Il 56% degli americani e il 62% dei canadesi affermano che il prezzo ha influenzato maggiormente le loro scelte d'acquisto nel 2025. Allo stesso tempo, l' indice del consumatore consapevole è salito dal 38% al 40%, con una quota crescente di acquirenti in Nord America che ora tiene conto delle considerazioni di sostenibilità quando fa acquisti.
Lo shopping basato sui valori cresce, nonostante il caro-vita e le reazioni politiche
Pressioni economiche e eazioni politiche negative non fermano i consumi guidati dai valori, che crescono.
- Il 56% degli americani e il 62% dei canadesi dichiarani che il prezzo ha influenzato maggiormente le loro scelte d'acquisto nel 2025
- Il Conscious Consumer Index è salito dal 38% al 40%, con una quota crescente di acquirenti in Nord America che ora tiene conto delle considerazioni di sostenibilità quando fa acquisti.
ESG e aziende: l'integrazione silenziosa
La paura di reazioni negative ha spinto le aziende ad adottare sempre più un approccio di "silenzio strategico": solo il 21% dei membri dell'Ipsos Reputation Council preferisceesprimersi su questioni potenzialmente controverse. Tuttavia, dietro le quinte, i criteri ESG continuano a essere integrati nelle strategie aziendali:
- L'81% dei membri del Council riconosce che le iniziative ESG rappresentano un vantaggio competitivo per attrarre e trattenere talenti.
- Il 60% concorda sul fatto che una scarsa performance in ambito ESG comporta oggi conseguenze concrete sul business.