Aumento del tetto al contante, la nuova proposta del Governo Meloni: cosa ne pensano gli italiani?
La questione del limite all’utilizzo dei contanti torna di attualità nel dibattito pubblico italiano, dopo che il neo-insediato governo di Giorgia Meloni ha annunciato l’intenzione di innalzare la soglia massima ai pagamenti cash dagli attuali 2 mila euro a 10 mila euro.
Cavallo di battaglia del centrodestra negli anni, l’idea di agevolare i pagamenti in contanti è stata contrastata negli ultimi anni, in particolare durante la breve parentesi del cashback durante il governo Conte 2, in cui al contrario veniva agevolato il ricorso ai pagamenti elettronici tramite la restituzione di una parte delle spese effettuate con mezzi elettronici e tracciabili, nel tentativo di far emergere l’economia sommersa.
Tetto al contante, da 2 mila a 10 mila euro: per un terzo degli italiani si favoriscono i pagamenti in nero e l'evasione fiscale
Il team di Ipsos Public Affairs ha indagato gli orientamenti generali degli italiani sul tema. Quella che emerge è una tendenziale contrarietà degli italiani all’innalzamento del tetto a 10 mila euro, anche se 1 intervistato su 5 non si esprime a riguardo: il 43% si dichiara contrario (il 26% in maniera molto netta) mentre si ferma al 37% la quota di chi si esprime invece a favore (solamente al 15% quella dei favorevoli del tutto “convinti”).
Prevale, infatti, la sensazione che un intervento come quello annunciato dal governo possa soprattutto favorire i pagamenti in nero e quindi l’evasione fiscale (lo pensa un terzo degli intervistati), mentre è meno radicata la convinzione che una soglia più alta all’uso del contante possa stimolare l’economia e il commercio (lo sostiene poco più di 1 intervistato su 4). Non trascurabile è però anche la quota (22%) di chi ritiene che in realtà i due effetti coesisterebbero, come anche quella (18%) di chi non si esprime a riguardo.
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Intenzioni di voto, gli elettori del centrodestra sostengono l'aumento del limite ai pagamenti in contanti
Se quindi gli orientamenti generali sembrano andare verso la contrarietà alla misura, è interessante notare quali caratteristiche degli intervistati risultano associate statisticamente alle loro opinioni. Su temi così polarizzanti gli orientamenti di voto vedono una contrapposizione netta e speculare: gli elettori del centrodestra sostengono la misura (al netto dei “non saprei”, circa 3 su 4 si dichiarano favorevoli) e quelli dei partiti di opposizione la contestano (in misura ancora più forte: 4 su 5 sono contrari, un dato omogeneo tra gli elettori del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle, dell’Alleanza Sinistra-Verdi e della lista Italia Viva – Azione).
Oltre alle posizioni politiche, però, risulta particolarmente rilevante la condizione professionale dei rispondenti: se il grosso dei lavoratori dipendenti e dei pensionati è contrario alla proposta, i lavoratori autonomi, i piccoli imprenditori, le casalinghe, i disoccupati si dichiarano tendenzialmente più favorevoli. Un dato forse non sorprendente, che ci conferma come sui temi economici l’interesse particolare ed individuale è spesso un grosso driver delle opinioni personali.