Covid, sondaggi: l'opinione degli italiani - 25° Aggiornamento 2020

Continua il consueto monitoraggio di Ipsos sull'opinione degli italiani in merito al Coronavirus.

Le principali evidenze dell'ultimo monitoraggio Ipsos: 

  • L’indice di minaccia torna ai livelli di metà aprile: la seconda ondata ci ha investito con alcuni giorni di ritardo rispetto agli altri Paesi europei, ma il timore che la curva dei contagi mantenga il ritmo delle ultime quattro settimane, iniziando a saturare il sistema sanitario, cresce di giorno in giorno.
  • Anche l’indicatore di “momentum” percepito torna a rilevare dati simili alle fasi più acute della prima ondata: la percentuale di chi ritiene che il peggio della crisi sia alle nostre spalle (10%, -9) si dimezza in due settimane, quanti ritengono che il peggio della crisi pandemica debba ancora arrivare crescono di 11 punti (44%), con un terzo circa che reputa di essere oggi all’apice della crisi.
  • Un intervistato su due ritiene oggi “molto probabile” che la crescita dei contagi continui con questi ritmi anche nei prossimi giorni (erano il 41% due settimane fa), con un ulteriore 39% (-4) che ritiene questa eventualità “abbastanza probabile”.
  • In questo contesto, la minaccia sanitaria resta percepita come la preoccupazione personale prevalente (65%), rispetto all’aspetto economico della crisi (26%, dati invariati), anche se le decisioni di nuove chiusure già prese e quelle temute non possono che ingenerare pessimismo sul futuro, come ci dicono gli ultimi indicatori di clima economico.
  • Il giudizio sull’azione di Governo a fronte della seconda ondata polarizza le opinioni, con prevalenza di valutazioni negative. 
  • Viene tuttavia riconosciuta dalla maggioranza degli italiani – sei su dieci – la responsabilità primaria dei cittadini a causa di una scarsa adesione alle misure di protezione, rispetto al ruolo delle istituzioni, sia nazionali che locali. 
  • Resta prevalente la preferenza per chiusure mirate alle zone più colpite – come del resto previsto dal DPCM in uscita in queste ore – mentre solo un quinto circa degli italiani si sentirebbe più protetto da una chiusura totale. 

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