Dottor AI: il pubblico è cauto e i medici chiedono formazione
Negli ultimi anni la comunicazione sulla salute ha subito una trasformazione profonda, con l’emergere di nuovi protagonisti. Accanto agli Health Influencer – ormai figure consolidate sui social – si affaccia con crescente forza anche l’Intelligenza Artificiale (AI).
La nostra ricerca, realizzata per “Influenze– L’etica del contagio” – il progetto di Fattore Mamma e Honboard in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano – ha l’obiettivo di fotografare questo cambiamento, analizzando l’impatto dell’AI e degli influencer sulla formazione delle opinioni e sulle decisioni legate alla salute.
Lo studio ha coinvolto due filoni: uno rivolto alla popolazione tra i 18 e i 54 anni e uno su un panel di oltre 200 medici esplorando l’effetto dell’AI sul comportamento dei pazienti e sulla pratica clinica dei professionisti sanitari.
I risultati restituiscono un quadro netto: AI, social e health influencer pesano sempre di più nei percorsi informativi, ma il momento della decisione sulla salute passa ancora dalla relazione con il medico e dalla capacità di trasformare i dati in fiducia e cura condivisa.
Cosa emerge dalla popolazione: l’AI come “super-influencer”
Oltre la metà degli italiani tra i 18 e i 54 anni ha già utilizzato l’AI per cercare informazioni su salute, benessere e medicina. Le risposte fornite dagli strumenti di intelligenza artificiale sono percepite come chiare e immediate, tanto da diventare spesso il primo punto di riferimento per dubbi, autodiagnosi e consigli.
La fiducia resta, però, prudente: prima di modificare comportamenti o prendere decisioni importanti, molti utenti verificano comunque le informazioni con il proprio medico o con fonti istituzionali.
In questo scenario, gli influencer medici continuano a mantenere un ruolo centrale e riconosciuto: il 63% delle persone segue profili specialistici di riferimento, confermando come la competenza professionale rimanga un faro anche nell’ambiente digitale.
Cosa emerge dai medici: AI presente, ma con cautela
Anche tra i professionisti sanitari l’AI è sempre più presente nella quotidianità. Circa due medici su tre la utilizzano per motivi personali e più di uno su due anche nella pratica clinica, soprattutto per aggiornamenti scientifici, ricerca e supporto diagnostico. Strumenti generalisti come ChatGPT sono ampiamente conosciuti, mentre le soluzioni più specifiche per l’ambito clinico risultano meno diffuse.
La fiducia verso l’AI resta misurata: molti medici considerano utili le risposte, ma difficili da verificare, con timori legati a errori, bias, affidabilità delle fonti e possibili implicazioni legali. Una delle sfide più delicate riguarda la gestione dei pazienti “iper-informati”, che si presentano in ambulatorio dopo aver consultato AI, social e altre fonti digitali.
La richiesta di formazione è forte: oltre il 75% dei medici auspica percorsi dedicati all’uso dell’AI, con particolare attenzione agli aspetti tecnici, etici e al rischio clinico, per poter governare – e non subire – la tecnologia.