Elezioni Europee 2019 - Analisi post-voto

La consueta analisi post-voto del team politico di Ipsos in collaborazione con Twig

Autore

  • Nando Pagnoncelli Presidente Ipsos
  • Luca Comodo Ipsos Public Affairs
  • Mattia Forni Ipsos Public Affairs
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Le consultazioni europee hanno segnato importanti cambiamenti nello scenario politico del paese. La vittoria della Lega, sopra le aspettative delle ultime settimane, sancisce il successo della Lega nazionale, mentre il declino, anch’esso imprevisto nelle dimensioni, del Movimento 5 Stelle, segna una possibile ridefinizione dei rapporti di forza in seno al governo. Infine, la ripresa del PD, limitata ma più consistente rispetto alle attese, lascia aperta l’ipotesi di un possibile ritorno ad un bipolarismo sinistra/destra.

Come sempre è bene tener conto del fatto che le consultazioni europee vedono una partecipazione al voto assai più contenuta rispetto alle elezioni politiche e che di conseguenza è indebito proiettare pedissequamente questi risultati sul piano nazionale. Ma i numeri usciti dalle urne, con tutta evidenza, sembrano disegnare un Italia politica bene differente da quella uscita dal voto del 4 marzo 2018.

La Lega evidenzia una crescita vertiginosa, rispetto al già ottimo risultato del 2018, sostanzialmente omogenea in tutte le aree del Paese, diventando sempre più il partito di riferimento dell’elettorato di destra e di centro destra, capace di espandersi anche nelle regioni centro-meridionali del Paese, Il profilo dei suoi elettori è sempre più sovrapponibile all’elettorato classico del centrodestra «berlusconiano»: lavoratori autonomi e piccoli imprenditori, casalinghe, ma anche operai ed affini, titoli di studio medio bassi, residenti nei comuni medio-piccoli, elettori che si informano esclusivamente o prevalentemente tramite la TV. Rispetto allo scorso anno gli elettori in entrata provengono in prevalenza dal Movimento 5 Stelle, da Forza Italia (il 30% degli elettori del 2018 di questa formazione oggi scelgono il partito di Salvini), e dall’astensione (circa 5% degli astenuti o di chi non poteva votare nel 2018 oggi si orienta sulla Lega).

Le perdite del Movimento 5 Stelle risultano ampie in tutte le aree del Paese, ma si concentrano con maggiore intensità nelle regioni meridionali, laddove vanno in due direzioni molto nette: verso l’astensione (il 41% di chi ha votato questa formazione alle elezioni politiche non ha partecipato al voto europeo) e verso la Lega (il 14% circa si sposta su Salvini). Cali maggiori della media si registrano tra i diplomati, gli impiegati e i dipendenti pubblici, tra gli elettori che si collocano a sinistra, ma anche tra quelli che non si riconoscono nell’asse sinistra-destra. Complessivamente, solo il 37% degli elettori del 2018 conferma il proprio voto, un segnale evidente della «fluidità elettorale» che caratterizza questa stagione politica. Il repentino calo pentastellato appare principalmente il frutto di una disillusione: l’impatto del reddito di cittadinanza è stato giudicato da molti inferiore rispetto alle attese suscitate prima della sua approvazione. A ciò aggiungiamo la sensazione espressa da una buona parte del suo elettorato che il Movimento si sia appiattito troppo a lungo sulle posizioni di Salvini durante questo anno di governo, non riuscendo a far valere come si doveva la propria forza parlamentare e mettendo in secondo piano diverse battaglie fortemente «identitarie», come quelle civiche e ambientaliste.

Il Partito Democratico modifica in parte le proprie caratterizzazioni. Il suo elettorato resta concentrato soprattutto tra i meno giovani e si conferma preponderante tra i ceti elevati (laureati, imprenditori, dirigenti, professionisti) e quanti risiedono nelle aree più urbanizzate del Paese. Aumentano tuttavia i consensi raccolti tra quanti si collocano a sinistra e al centro sinistra, i 50-64enni, i disoccupati, i lavoratori autonomi e i dipendenti pubblici. Calano invece i consensi tra gli ultra 65enni, i pensionati, quanti hanno una partecipazione religiosa assidua e quanti si schierano politicamente al centro o al centro-destra. Circa due terzi degli elettori dello scorso hanno confermano la propria scelta oggi, il 22% si astiene. Flussi in entrata apprezzabili provengono da quanti non avevano votato lo scorso anno, dalla sinistra di Liberi e Uguali, dagli elettori del Movimento 5 Stelle e dagli elettori di +Europa, per i quali ha probabilmente contato il voto utile, dando per scontato che alle Europee la forza di Bonino e Pizzarotti non avrebbe raggiunto la soglia di ingresso al parlamento europeo. Il PD di Zingaretti consolida dunque il proprio campo, raccogliendo parte degli elettori usciti nel 2018, spesso collocati a sinistra, perché critici sulla gestione renziana e parte dell’elettorato di ceto medio-alto e prevalentemente laico che nel 2018 avevano scelto le liste alleate di centro-sinistra.

Forza Italia arretra significativamente e perde consensi soprattutto nei suoi bacini elettorali tradizionali: lavoro autonomo, casalinghe, destra e centrodestra, confermando la capacità egemonica della Lega nelle aree che erano state a lungo il suo punto di forza. Meno di quattro suoi elettori del 2018 su dieci confermano la propria scelta anche alle Europee, laddove i flussi di voto più significativi sono verso la Lega (30% degli elettori di Forza Italia 2018) e verso l’astensione (20%).

Fratelli d’Italia beneficia di voti provenienti anch’essi dall’area del centrodestra (in misura simile sia dalla Lega che da Forza Italia), ma anche dal Movimento 5 Stelle, sia pur in misura più contenuta, e da quanti nel 2018 non si erano recati al voto o non ne avevano diritto. Saldamente ancorato nel centrodestra, il partito della Meloni permane più forte soprattutto nelle regioni del centro-sud, ma rispetto allo scorso anno evidenzia tassi di crescita significativa nel nord-est e nelle isole. Raccoglie consensi piuttosto trasversali: da un lato tra le persone più scolarizzate, gli imprenditori, dirigenti e professionisti, dall’altro i pensionati e i dipendenti pubblici.

Si apre oggi una fase nuova che richiede probabilmente molte messe a punto: da parte della Lega un consolidamento degli obiettivi di governo per rispondere alle richieste di larga parte di questo vasto elettorato; da parte del Movimento 5 stelle una profonda revisione del proprio rapporto con il territorio e un’articolazione più adeguata della struttura e della leadership; da parte di Fratelli d’Italia un consolidamento del rapporto con la Lega nella prospettiva di una ripresa del centrodestra; da parte di Forza Italia una valutazione del proprio posizionamento, a pena di divisioni interne sempre più nette e di una ulteriore perdita di rilevanza. Infine da parte del Partito Democratico, oltre al consolidamento dell’area progressista, la capacità di aprirsi all’area più moderata e liberale per tornare competitivo in un ottica di breve o medio periodo. Tutto naturalmente ruota intorno alla tenuta del governo. Probabilmente è interesse di entrambi i suoi protagonisti non avere una crisi a breve. Ma la gestione della prossima manovra finanziaria, presumibilmente importante nei suoi numeri, non sarà semplice. Si tratta di aspettare, ogni strada al momento sembra aperta.

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