Elezioni politiche 2018 - analisi del voto

Chi ha votato chi: la geografia elettorale, i flussi di voto e le elezioni viste dai social

Elezioni politiche 2018 - analisi del voto

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  • Mattia Forni Ipsos Public Affairs
  • Lucio Formigoni Ipsos Public Affairs
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Il voto ci restituisce una nazione profondamente trasformata. La cartina che confronta l’Italia del 2013 a quella attuale, rende plasticamente i profondi e, a nostro parere, irreversibili cambiamenti del paese. Qualcuno ha parlato di tre Italie, ma in realtà siamo di fronte ad un nuovo bipolarismo. Centrodestra a trazione leghista e Movimento 5 stelle sono i vincitori indiscussi, mentre la sinistra complessivamente presa sembra essere oramai fuori gioco. Marche e Umbria scompaiono, assorbite da centrodestra e cinquestelle. 

I flussi di voto evidenziano innanzitutto la disaffezione di una quota rilevante dell’elettorato di centrosinistra, poiché oltre un quinto degli elettori della coalizione Bersani 2013 ha deciso di astenersi. Era un dato già evidenziato nei sondaggi: molti ex elettori PD aspettavano un segnale dal segretario e dal gruppo dirigente, in particolare una gestione più collettiva e un’investitura del Presidente del Consiglio Gentiloni. Mancando questo segnale molti hanno deciso di astenersi. Inoltre emergono flussi apprezzabili verso il Movimento 5 stelle (votato dal 14% circa degli elettori di centrosinistra del 2013) e in misura minore verso Leu (7%). Quindi meno della metà degli elettori di area vota PD e solo poco più della metà torna a votare la coalizione. Senza dubbio una rotta, non compensata dagli ingressi, provenienti principalmente da chi nel 2013 aveva votato per la coalizione montiana

Il centrodestra è invece fortemente unito: quasi il 90% conferma la propria predilezione per la coalizione, ma travasando voti da Forza Italia verso la Lega. Pochi i ‘tradimenti’, sostanzialmente solo verso il Movimento 5 stelle (circa 8%). La Lega rivela una capacità attrattiva importante, attirando parte degli astensionisti 2013, ma anche elettori 5stelle e centristi. 

Decisamente compatti anche gli elettori cinquestelle: più del 75% riconferma il proprio voto per il Movimento con pochissime uscite, in particolare verso l’astensione (circa il 9%) e la Lega (circa il 6%). Dall’altro lato i cinquestelle attraggono da aree anche lontane: li vota il 14% degli elettori di centrosinistra, il 13% degli elettori centristi, oltre il 20% degli elettori delle piccole liste. 

Tra gli elettori al primo voto prevale il Movimento 5 stelle, seguito ex aequo o quasi da PD e Lega. Alta l’astensione (35%). Anche in questo caso sembra una fuga dal PD. Nelle nostre ricerche infatti emergeva un’importante attrattività di questo partito, soprattutto tra gli studenti. Ma questo elettorato alla fine ha deciso in larga misura di restare a casa. 

Il PD smagrito ha una base sociale che si restringe sempre più, mantenendo solo una presenza importante nelle classi di età più elevate e tra i pensionati. Il ‘ceto medio riflessivo’ che ha costituito uno dei suoi cardini, sembra oramai abbandonarlo. In parte a favore della lista Bonino, che ottiene buoni risultati tra studenti, laureati, ceti elevati e ceti medi. È la lista scelta da chi voleva restare nel centrosinistra ma non nel PD. Ma questa lista non è bastata a recuperare la spinta verso l’astensione di quest’area. 

Nel centrodestra la Lega è sempre più trasversale, poiché ottiene certo elevati consensi tra i lavoratori autonomi e gli operai, ma ad esempio svetta tra le casalinghe. È come se avesse fatto proprio la base sociale di Forza Italia sempre meno attrattiva, tranne tra i disoccupati. 

Il Movimento 5 stelle massimizza la trasversalità che abbiamo intravisto per la Lega. È difficile trovare accentuazioni particolari, tanto che le principali caratterizzazioni sono in negativo: un po’ meno in quei segmenti che votano un po’ di più per il PD, cioè età elevate, laureati, pensionati. L’unica differenza apprezzabile in positivo è il voto dei dipendenti pubblici, dove il Movimento ottiene uno dei valori più alti. Un tempo bacino di voti per il centrosinistra, sembrano essersi definitivamente spostati. 

Liberi e Uguali ha un consenso più elevato di nuovo nei segmenti che hanno ridotto il loro consenso verso il PD: ceti medi, studenti, laureati. Ma, come per +Europa, LEU non è riuscita a contenere apprezzabilmente la spinta all’astensione. 

L’analisi dei social ci restituisce la fotografia di tre forze più mobilitate: due sono i vincitori, M5S e Lega, una invece è la perdente, il PD.

Ma per la Lega è stato Salvini il motore del consenso, incarnando lo sfondamento nazionale, per il Movimento 5 stelle è stato il ‘marchio’ a vincere, con un ruolo defilato del leader politico. Per il PD invece non vi è stato l’effetto Renzi. Il leader non è stato capace di attrarre, mentre il marchio risultava poco attrattivo. 

Il risultato come detto ci restituisce un altro mondo. La sinistra deve ricostruire progetto e base sociale, in un passaggio stretto comune a molti altri paesi europei, e ci vorrà del tempo. Il Movimento dovrà affrontare un processo di istituzionalizzazione che lo metterà alla prova sia in termini di capacità di governo che di tenuta dei consensi anche nelle aree più ‘protestatarie’. La Lega, che si conferma partito con una base sociale più definita, dovrà maturare la leadership della principale area politica del paese, dandole un apparato capace di consolidare il consenso ottenuto in aree non tradizionali. 

Naturalmente nell’ipotesi che si riesca a formare un governo, almeno di scopo.

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  • Mattia Forni Ipsos Public Affairs
  • Lucio Formigoni Ipsos Public Affairs

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