Le radici culturali della violenza nei modelli di mascolinità giovanile
In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, è fondamentale interrogarsi sulle radici profonde di un fenomeno che continua a segnare la nostra società.
La nostra ricerca sui modelli di mascolinità, condotta su giovani italiani tra i 16 e i 24 anni, offre una chiave di lettura essenziale: comprendere come i ragazzi costruiscono oggi la propria identità maschile significa identificare dove e come nasce quella cultura del possesso e del controllo che può trasformarsi in violenza.
25 Novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne 2025
Ogni anno il 25 novembre si celebra la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, ricorrenza istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1999. Da quel momento in poi Governi, organizzazioni internazionali e ONG sono stati invitati a organizzare in quel giorno attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema della violenza contro le donne.
La data della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne segna anche l'inizio dei "16 giorni di attivismo contro la violenza di genere" antecedenti alla Giornata mondiale dei diritti umani - che si celebra il 10 dicembre - per sottolineare come la violenza contro le donne rappresenti una violazione dei diritti umani.
La natura culturale nella costruzione del maschile
Il primo dato significativo dell’indagine emerge dalla consapevolezza che i giovani hanno rispetto all'origine dei comportamenti di genere. Il 61% del campione totale ritiene che i comportamenti maschili siano principalmente determinati da fattori culturali piuttosto che biologici, percentuale che aumenta al 64% tra le ragazze intervistate. Se la mascolinità ha origine sociale, è trasformabile - eppure questa consapevolezza si scontra con una realtà più complessa.
Il 79% percepisce una netta distanza dalle generazioni precedenti, ma ciò non si traduce automaticamente in un superamento dei modelli maschili del passato. Emerge una contraddizione: mentre il 54% ritiene inadeguata l'espressione "uomini veri" (63% ragazze, 46% ragazzi), persistono modelli comportamentali problematici. Questa differenza tra consapevolezza dichiarata e pratica vissuta costituisce l'essenza del problema.
Nel contesto lavorativo, emerge apparentemente un consenso sul fatto che l'uomo ideale sia colui che si prende cura della famiglia (45%) e dei figli (42%), mantenendo comunque un obiettivo di successo economico (41%). Ma questa apparente uniformità di vedute nasconde interpretazioni profondamente diverse tra i generi.
Le giovani donne, quando parlano di cura familiare, immaginano una partecipazione attiva e paritaria alla vita domestica, valorizzando l'utilizzo dei diritti di paternità e l'equilibrio tra carriera e famiglia. I giovani uomini, invece, tendono ancora a interpretare la "cura della famiglia" principalmente attraverso la lente del sostentamento economico più che presenza emotiva e collaborazione attiva.
Le dinamiche del potere: dove nascono i semi della violenza
Particolarmente preoccupante è quanto emerge dall'analisi della sfera del potere. Si rileva una tendenza generale verso la mediazione e la gestione pacifica dei conflitti, ma con marcate differenze di genere.
Le ragazze non solo apprezzano queste abilità relazionali, ma le ritengono fondamentali per un buon modello maschile: mediare, ritirarsi quando opportuno e ricercare soluzioni condivise sono elementi imprescindibili, non accessori. I ragazzi manifestano invece un'ambivalenza: pur riconoscendo in teoria l'importanza della mediazione, restano legati a caratteristiche di autorità e forza tipiche di modelli più autoritari e tradizionali.
Mentre l'immaginario comune privilegia la mediazione (46%) e la capacità di cedere (45%), i ragazzi si auto-rappresentano diversamente: il 47% dei coetanei maschi è percepito come ossessionato dal non sembrare fragile, il 44% alza la voce quando ritiene necessario, il 43% ricorrerebbe alla violenza se servisse. In questo divario tra principi dichiarati e comportamenti reali si trovano le origini culturali della violenza di genere.
L’amore e il controllo: il cuore del problema
Nell’ambito affettivo, i dati mostrano dinamiche cruciali per capire le origini della violenza di genere. In apparenza, ragazzi e ragazze concordano sull'importanza di un modello maschile partecipe nelle relazioni, empatico e responsabile emotivamente, che condivida equamente i compiti domestici e familiari. Però, nel dettaglio delle aspettative concrete emergono differenze sostanziali.
Le ragazze immaginano un partner davvero aperto al dialogo, collaborativo, capace di vulnerabilità emotiva e sostenitore dell'uguaglianza. I ragazzi, pur accettando questi principi in teoria, mantengono visioni più tradizionali sul ruolo economico maschile e sull'eterosessualità normativa. Ancor più allarmante è la persistenza, in una parte rilevante dei ragazzi, di aspettative di superiorità economica e primato decisionale nella coppia.