Lo shopping durante la pandemia: tra comportamenti consolidati e in evoluzione

Un nuovo sondaggio globale di Ipsos esplora il cambiamento delle abitudini di acquisto dei consumatori presso i piccoli negozi e ristoranti durante la pandemia Covid-19.

A livello globale, i consumatori di tutto il mondo riferiscono di mangiare meno frequentemente al ristorante e fare più spesso acquisti online rispetto alla situazione pre-pandemica. Tuttavia, gli acquisti effettuati a livello locale – da agricoltori, produttori, imprese e ristoranti locali – risultano essere sostanzialmente invariati rispetto a prima della pandemia.

Supporto ai ristoranti locali: mangiare di persona in ristoranti piccoli o di proprietà locale.

A livello globale, il 63% degli intervistati afferma di frequentare i piccoli ristoranti o di proprietà locale meno frequentemente rispetto a prima della pandemia. Tuttavia, un quadro più vario emerge tra le singole Regioni e Nazioni.

  • In generale, L'America Latina (79%) e il Nord America (68%) mostrano il calo maggiore di consumatori che – dall’inizio della pandemia da Covid-19 – hanno deciso di frequentare e consumare di persona in piccoli ristoranti o di proprietà locale. All'altra estremità si colloca l’Asia-Pacifico, con una percentuale del 54%.
  • Le Nazioni che hanno registrato il calo più significativo includono Cile, Perù, Messico e Argentina, dove oltre l'80% dei consumatori dichiara di mangiare personalmente in ristoranti piccoli o di proprietà locale meno frequentemente rispetto alla situazione pre-pandemica. Tra i 28 Paesi esaminati, il Giappone ha registrato il calo più lieve, con una percentuale pari al 44%, invece, l’Italia si colloca in una posizione intermedia con una percentuale del 60%.

A livello globale, le donne dichiarano di aver mangiato fuori in ristoranti piccoli o di proprietà locale meno frequentemente rispetto agli uomini (66% vs. 59%). Allo stesso modo, i consumatori di età compresa tra i 50 e i 74 anni (68%) dichiarano di aver mangiato fuori meno spesso del solito rispetto ai consumatori più giovani (64% di quelli di età compresa tra 35 e 49 anni e il 57% di quelli di età inferiore a 35).

Supporto ai ristoranti locali: asporto e consegna a domicilio

Parallelamente, c'è stato uno spostamento verso il cibo da asporto e la consegna a domicilio.

  • A livello globale, il 23% dei consumatori dichiara di mangiare più spesso cibo da asporto e/o consegnato direttamente a casa da piccoli ristoranti o di proprietà locale e il 45% afferma di usufruire della consegna a domicilio o dell’asporto con la stessa frequenza rispetto a prima della pandemia.
  • Tra i singoli Paesi, il Giappone si distingue ancora una volta in quanto la maggioranza dei consumatori non segnala cambiamenti nelle proprie abitudini alimentari, con una percentuale pari al 72% ben al di sopra della media globale del 45%. In Italia, il 48% delle persone dichiara di consumare cibi da asporto o consegnati direttamente a casa con la stessa frequenza rispetto alla situazione pre-pandemica, in linea con la media globale.
  • A livello globale, il 32% dei consumatori afferma di mangiare meno frequentemente cibo da asporto e/o consegnato direttamente a casa da piccoli ristoranti o di proprietà locale, specialmente in Sud-Africa, Arabia Saudita e in alcuni Paesi dell’America Latina.
  • Al contempo, ci sono anche molti consumatori che stanno supportando i piccoli ristoranti e/o di proprietà locale attraverso l’asporto e le consegne a domicilio. Questa tendenza è particolarmente evidente in alcuni Paesi dell’America Latina e del Nord America.

Supporto alle imprese locali: acquistare di persona in piccoli negozi o locali.

A livello globale, la maggior parte degli intervistati (54%) dichiara di non aver modificato la frequenza con cui effettua acquisti di persona presso piccole imprese o locali. Tuttavia, un quadro più vario emerge tra le singole Regioni e Nazioni.

  • Rispetto alla situazione pre-pandemica, in Turchia, Corea del Sud, Malesia, Stati Uniti e Cina, gli intervistati affermano di aver acquistato meno frequentemente presso i piccoli negozi. Al contrario, nella maggior parte dei Paesi dell’America Latina – escluso il Brasile – le persone dichiarano di aver effettuato acquisti locali più spesso. L’Italia si colloca in una posizione molto vicina alla media globale.
  • In Giappone, la maggior parte dei consumatori (78%) afferma che il Covid-19 non ha modificato la frequenza con cui visitano i piccoli negozi o di proprietà locale.

A livello globale, la frequenza con cui i consumatori acquistano beni di provenienza locale – da agricoltori o produttori locali – è sostanzialmente invariata dai livelli pre-pandemici, con una percentuale pari al 61%.

  • La frequenza di acquisto di beni provenienti da agricoltori o produttori locali è aumentata in India e nella maggior parte dei Paesi dell’America Latina, ma diminuita in Arabia Saudita, Argentina, Corea del Sud e Cina. Anche in questo caso, l’Italia si colloca in una posizione molto vicina alla media globale.

A livello globale, meno della metà degli intervistati – il 43% – afferma di fare acquisti online più spesso.

  • Il Nord America guida l'aumento globale della frequenza degli acquisti online, con la metà dei consumatori che dichiara di fare acquisti online più spesso. L'America Latina mostra la seconda percentuale più alta di consumatori che segnalano un aumento dello shopping online (46%), ma anche la percentuale più alta di coloro che segnalano una diminuzione (25%), suggerendo un cambiamento drastico delle abitudini, ma non tutte in la stessa direzione. Anche in questo caso, l’Italia si colloca in una posizione molto vicina alla media globale.
  • I consumatori con un reddito più elevato (49%) dichiarano di aver fatto acquisti online più frequentemente dall'inizio della pandemia – rispetto ai consumatori con un reddito più basso (37%). L'accesso e la disponibilità di metodi di pagamento per gli acquisti online potrebbero aver contribuito a questa disparità.

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