Referendum abrogativi 8 e 9 giugno 2025: bassa affluenza e motivazioni, le opinioni degli italiani

8 e 9 giugno, referendum abrogativi 2025 su lavoro e cittadinanza: l'analisi di Nando Pagnoncelli, pubblicata sul Corriere della Sera, esplora le opinioni degli italiani dopo la recente consultazione referendaria.

15/06/2025

La recente consultazione referendaria ha registrato un'affluenza decisamente bassa. Il raggiungimento del quorum del 50%+1 degli aventi diritto, fin dal primo momento, è stato percepito come altamente improbabile, ma il dato finale è risultato inferiore a ogni aspettativa. Solo il 30,6% degli italiani e il 23,8% dei connazionali all'estero si sono recati alle urne in occasione dei referendum abrogativi dell’8 e del 9 giugno 2025. 

Questo dato, che si inserisce in un trend piuttosto consolidato (negli ultimi trent'anni, su 10 referendum non costituzionali, il quorum è stato raggiunto solo in due occasioni), è stato oggetto di diverse interpretazioni.

La CGIL, principale promotore dell'iniziativa, attraverso il suo segretario generale Landini, ha preso atto della sconfitta. Il Partito Democratico, d'altro canto, con i suoi esponenti nazionali e la propria segretaria ha sottolineato la quantità dei partecipanti e il fatto che tutto sommato ci fosse una importante ‘base’ di opposizione. Infine le forze di governo, prevedibilmente, hanno enfatizzato la scarsa partecipazione, leggendola come un segnale favorevole alla loro posizione e come un indicatore della limitata attrattività dei quesiti proposti.

Ma qual è il bilancio degli italiani? Scopriamo di più attraverso l’analisi di Nando Pagnoncelli -Presidente, Ipsos- pubblicata sulle pagine del Corriere della Sera.

Referendum 2025: analisi della partecipazione e aspettative degli italiani

La maggioranza degli italiani (54%) si aspettava un'affluenza simile a quella registrata, indicando una diffusa percezione di scarso interesse verso i temi referendari. Questo sentiment era prevalente non solo tra gli elettori delle forze di governo, ma questa convinzione è maggioritaria anche tra le opposizioni. Solo il 18% degli intervistati si aspettava una partecipazione più consistente, con una concentrazione maggiore tra gli elettori di opposizione.

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L'analisi della partecipazione in base all'orientamento politico rivela un quadro variegato. Gli elettori del Partito Democratico hanno mostrato il maggior coinvolgimento, con l'80% che dichiara di aver votato. Seguono gli elettori delle altre liste, caratterizzate da una forte presenza di elettori di sinistra e centristi (57%), e i sostenitori del Movimento 5 Stelle (45%). Tra le forze di governo, invece, la partecipazione è stata notevolmente più bassa, oscillando dal 15% degli elettori di Fratelli d'Italia al 25% di quelli della Lega.

Referendum 8 e 9 giugno, bassa affluenza: cosa pensano gli italiani?

Le ragioni della bassa partecipazione ai referendum dell’8 e del 9 giugno, secondo gli italiani, sono da individuare in due aspetti principali: il fatto che l’abuso dei referendum li abbia progressivamente fatti apparire come inutili (32%) e, al secondo posto, la percezione che i quesiti fossero di interesse quasi esclusivo della sinistra (26%). Questione che molti hanno sottolineato al punto che alcuni commentatori hanno parlato di una conta all’interno del PD e delle forze di opposizione. 

La prima ipotesi convince di più gli elettori pentastellati, delle forze centriste e di sinistra e del PD. La seconda ipotesi, che vede il referendum come una questione interna alla sinistra, è condivisa dalla maggioranza degli elettori di Lega e FDI. Infine, la scarsa informazione sulla consultazione come motivazione del non voto (di cui si è a lungo dibattuto durante le settimane antecedenti il voto), è condivisa solo dal 13%.

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Referendum abrogativi 2025: le motivazioni del non voto

Tra le motivazioni del non voto, emerge in primo piano una scelta consapevole: il 26% ha deciso di non partecipare per far fallire i referendum, essendo contrario. Ciò suggerisce che per una parte significativa dell'elettorato, il non voto referendario non è esattamente un’astensione, ma una scelta di campo. Questa motivazione prevale tra gli elettori delle forze di governo, specialmente FDI e Lega, mentre gli elettori di FI mostrano una maggiore articolazione delle motivazioni di astensione. 

Segue lo scarso interesse per i quesiti (24%, che sale al 41% tra i pentastellati e al 31% tra gli elettori PD). Infine, il 17% esprime disinteresse verso i referendum, considerandoli uno strumento inutile e abusato (25% tra gli elettori di FI; 42% tra gli elettori di liste minori).

La scarsa partecipazione viene interpretata principalmente come un segnale del declino dell'istituto referendario (32%, con un picco del 51% tra gli elettori PD), seguita dalla percezione di una sconfitta dei promotori, CGIL e opposizioni (27%), e infine come un successo per le forze di governo (13%).

Il 47% degli italiani (che sale al 76% tra gli elettori PD) ritiene necessaria una riforma dell'istituto referendario. D'altra parte, il 29% considera l'attuale sistema adeguato, sostenendo che sia sufficiente proporre quesiti più coinvolgenti per l'elettorato (questa opinione raggiunge il 55% tra gli elettori di FDI). Riguardo alle possibili riforme, emergono tre principali proposte con consensi simili:

  1. Parametrare il quorum sulla partecipazione alle ultime elezioni politiche (23%).

  2. Aumentare il numero di firme necessarie per indire un referendum (20%).

  3. Introdurre il voto online (19%).

In conclusione, il basso interesse per questo referendum si è confermato si è manifestato sia nell'affluenza alle urne sia nella percezione degli italiani, che in maggioranza si aspettavano una partecipazione ridotta. I risultati non sembrano incidere sulle opinioni, né modificare i rapporti di forza tra maggioranza e opposizione (a dispetto del significato politico generale che molti esponenti politici hanno voluto attribuire alla consultazione), nonché tra i partiti (in questo siamo confortati anche dalle analisi dell’Istituto Cattaneo). 

Anche l’ipotesi di una riforma dell’istituto referendario, per quanto molto considerata, non raccoglie l’adesione della maggioranza assoluta. Insomma, scarsi contraccolpi e, qualora ve ne fossero, probabilmente saranno limitati al PD, il partito dove in misura maggiore sono emerse differenze di opinioni, anche decisamente importanti.


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09/05/2025

Referendum abrogativi 8 e 9 giugno 2025: cosa sono, quando si vota e cosa ne pensano gli italiani

Manca meno di un mese al voto per i cinque referendum, previsto per l'8 e il 9 giugno. Inizialmente, nelle intenzioni dei promotori, era previsto un sesto referendum riguardante l'autonomia differenziata; il cui quesito però è stato dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzionale. 

Quattro dei quesiti ammessi affrontano tematiche legate al mondo del lavoro, con particolare attenzione ai licenziamenti e alla sicurezza. Tra questi, spicca la proposta di abrogare il contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs Act, la riforma del diritto del lavoro promossa dal governo Renzi e portata a compimento nel 2016. Il quinto quesito, invece, riguarda l'acquisizione della cittadinanza italiana, proponendo di ridurre da dieci a cinque anni il periodo di soggiorno legale necessario per richiederla.

L’esclusione del quesito sull’autonomia differenziata, tema centrale tra quelli previsti, ha depotenziato l’attrattività della consultazione referendaria. Inoltre, i quesiti sul lavoro, specialmente quello relativo al Jobs Act, hanno generato evidenti malumori e distinguo soprattutto all’interno del PD. Nel frattempo, i partiti di centrodestra sembrano sostanzialmente schierati per l’astensione. 

L’attenzione quindi si concentra sul raggiungimento del quorum, ovverosia della soglia del 50%+1 di affluenza alle urne. Guardando indietro agli ultimi trent'anni, su dieci consultazioni referendarie che necessitavano del quorum (in quel lasso di tempo si sono tenuti anche quattro referendum costituzionali per i quali il quorum non è richiesto) in sole due occasioni esso è stato raggiunto, nel 1995 e nel 2011.

Ma qual è la conoscenza, l’importanza e la propensione al voto degli italiani per i referendum abrogativi 2025 del prossimo 8 e 9 giugno? Scopriamo di più attraverso l’analisi di Nando Pagnoncelli -Presidente, Ipsos- pubblicata sulle pagine del Corriere della Sera. 

Referendum abrogativi 2025: conoscenza e importanza dei quesiti

Dal sondaggio Ipsos, pubblicato sul Corriere della Sera, il livello di informazione degli italiani sui prossimi referendum appare discreto, ma non ancora ottimale. Il 62% della popolazione è consapevole dell'imminente consultazione referendaria. Tuttavia, una quota pari al 32% non ne è ancora a conoscenza, mentre una piccola minoranza (6%) crede che prossimamente non vi sia alcun referendum.

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Dopo aver letto agli intervistati i quesiti referendari, abbiamo esplorato l’importanza attribuita ai temi oggetto di consultazione. I risultati mostrano che la maggioranza degli italiani considera questi temi rilevanti: il 33% li ritiene molto importanti, mentre il 20% li giudica abbastanza importanti. È interessante notare una divergenza di opinioni basata sull'orientamento politico: gli elettori dei partiti di opposizione, in particolare del PD e del Movimento 5 Stelle, tendono a dare maggior peso a questi quesiti rispetto agli elettori delle forze di governo.

Referendum 8 e 9 giugno 2025: propensione al voto

Quando si rileva l’orientamento a recarsi a votare, però, registriamo percentuali più basse. Attualmente, solo il 28% degli aventi diritto si dichiara completamente sicuro di votare, mentre un ulteriore 15% lo ritiene molto probabile. Questo porta a un totale del 43% di possibili votanti

Tuttavia, se stimiamo più accuratamente questa propensione correlandola anche all’importanza attribuita ai quesiti proposti e alla propensione a votare per le singole questioni, la percentuale di chi probabilmente si recherà alle urne potrebbe essere compresa tra il 32% e il 38%.

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Come osservato per l'importanza dei cinque quesiti dei referendum 2025, anche nelle stime di partecipazione si nota una maggiore mobilitazione tra gli elettori del PD e del Movimento 5 Stelle, mentre tendono ad essere più basse (anche se non drasticamente) tra gli elettori delle forze di governo.

Per quanto riguarda l'orientamento di voto sui singoli quesiti, il "Sì" sembra prevalere su tutti i fronti. Per i temi legati al lavoro, il consenso è particolarmente alto, con percentuali che vanno dal 79% all'87% dei voti validi. Il quesito sulla cittadinanza, pur vedendo una prevalenza del "Sì", mostra un consenso meno marcato, attestandosi al 66%.

È interessante notare che, mentre sui temi del lavoro il "Sì" è maggioritario tra gli elettori di tutte le forze politiche, emerge una netta divisione sul quesito della cittadinanza: gli elettori di centrodestra tendono a preferire il "No", mentre quelli di centrosinistra propendono per il "Sì".

Quorum referendum 2025: sarà raggiunto secondo gli italiani? 

Il sondaggio Ipsos, pubblicato sulle pagine del Corriere della Sera, rivela delle perplessità riguardo al raggiungimento del quorum. Solo il 18% degli intervistati crede che almeno la metà degli italiani si recherà alle urne, il 42% prevede un'affluenza inferiore, mentre il 40% si astiene dal fare previsioni.

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Tuttavia, siamo ancora lontani dalla data del voto e la campagna referendaria deve ancora entrare nel vivo. Questo potrebbe portare a cambiamenti negli orientamenti: da un lato, la campagna potrebbe spingere al voto il centrosinistra; dall'altro, potrebbe demotivare parte dell'elettorato di centrodestra che vedranno i loro rappresentanti chiamare all’astensione, in maniera più o meno esplicita.

Infine, sembra ragionevole riflettere su chi in qualche modo è già mobilitato, ovvero su coloro che hanno votato alle ultime elezioni politiche. Si presume, infatti, che chi si è astenuto due anni fa difficilmente parteciperà a questo referendum. E, d’altra parte, recentemente si è dibattuto sull’opportunità di calcolare il quorum non sulla totalità degli elettori, ma solo sul numero di quanti hanno votato alle più recenti elezioni politiche. In questo caso, per raggiungere il quorum, occorrerebbe portare a votare ben il 79% di chi ha votato nel 2022. Insomma, il percorso sembra davvero in salita.


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