I sondaggi politici di Pagnoncelli: il quadro politico di fine anno su gradimento governo, premier e intenzioni di voto

Gradimento stabile per governo (42%) e premier (43%). Nelle intenzioni di voto Fratelli d'Italia si conferma primo partito al 28,4%, seguito dal Partito Democrativo al 21,3%, in flessione di poco più di un punto rispetto a fine 2024.

Nell'ambito della storia repubblicana italiana, l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni occupa attualmente la terza posizione per durata: lo precedono soltanto i governi Berlusconi II (2001-2005) e Berlusconi IV (2008-2011). Sebbene nel corso dell'ultimo anno le divergenze interne alla coalizione di centrodestra siano state spesso evidenti – in particolare da parte della Lega, o meglio del suo segretario Matteo Salvini (emblematico l'episodio di pochi giorni fa, quando il vicepremier ha preso le distanze dalla manovra in contrasto con il ministro dell'Economia, costringendo Meloni a convocare un vertice d'urgenza per ricomporre, non senza fatica, le divisioni) – la fiducia nell'esecutivo resta solida.

Del resto, sul piano internazionale, il ruolo dell'Italia sembra essere, se non di traino, quanto meno di testa: risale a pochi giorni fa la conclusione del Consiglio Europeo che ha deciso di accedere a bond europei a sostegno dell'Ucraina (con l'eccezione di Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca), un risultato che numerosi osservatori attribuiscono proprio all'azione della nostra Presidente del Consiglio. 

Diversa la situazione interna, caratterizzata da maggiore complessità. La manovra recentemente approvata ha deluso molti, secondo gran parte degli osservatori, pur avendo conseguito – su questo il giudizio è pressoché unanime – l'obiettivo di mantenere l'equilibrio dei conti pubblici e di far uscire anticipatamente il Paese dalla procedura d'infrazione per debito eccessivo. 

Sul versante opposto, l'opposizione manifesta criticità più marcate rispetto alla pur litigiosa maggioranza di governo. La politica del principale partito di opposizione, il Pd, “ostinatamente unitaria” come più volte ha detto la segretaria Elly Schlein, sembra incontrare resistenze sempre più esplicite da parte del Movimento 5 Stelle; il cui presidente Giuseppe Conte ha ribadito un’opzione di ‘mani libere’, proprio pochi giorni fa, alla festa di Atreju di Fratelli d’Italia. Divisioni valoriali e politiche, soprattutto sul tema della politica internazionale e dell’Ucraina, che sembrano di difficile ricomposizione.

Vediamo nel dettaglio i dati principali dello scenario politico di fine anno

Gradimento per il Governo e Giorgia Meloni

L'indice di gradimento del governo si attesta a fine anno al 42 (calcolato come percentuale di giudizi positivi tra chi esprime un'opinione, escludendo gli incerti): sostanzialmente stabile rispetto a dodici mesi fa (+1 punto), ma in calo di 12 punti dall'insediamento. Si evidenzia quindi una flessione significativa, ma va considerato che alcuni tra i governi più longevi degli ultimi vent'anni avevano subito perdite di consenso ancora maggiori: il Berlusconi IV aveva perso 35 punti, il governo Renzi (durato meno dell'attuale) ne aveva lasciati sul campo 24.

Analogo il trend per la premier. Il gradimento di Giorgia Meloni è oggi stimato al 43: +1 punto nell'anno, -15 dall'insediamento. Le variazioni del consenso nei diversi segmenti sociali risultano contenute nel breve periodo, ma ampliando lo sguardo dall'inizio del mandato emergono perdite più consistenti tra i ceti popolari: cittadini in difficoltà economica, operai, residenti nel sud del Paese, oltre ai lavoratori autonomi. Si tratta di fasce che si attendevano politiche più incisive – più volte evocate in campagna elettorale – cui poi non è stato dato seguito, essendo prevalsa necessariamente la realpolitik imposta dalla situazione internazionale e dai vincoli di bilancio.

sondaggi-politici-ipsos-corriere-gradimento-governo-presidente-giorgia-meloni-fine-anno

Fonte: Ipsos Doxa per il Corriere della Sera, 30/12/2025

 

Intenzioni di voto

Sul fronte delle intenzioni di voto, il corso dell'anno ha registrato variazioni contenute: possiamo evidenziare il calo di poco più di un punto del PD, oggi stimato al 21,3% a fronte del 22,5% di fine 2024, la crescita di poco più dell'1% di Azione (dal 2,0% al 3,1%), e l'incremento di poco meno di un punto di Fratelli d'Italia, dal 27,6% all'attuale 28,4%. 

Comparando invece i dati odierni con quelli delle politiche del 2022, emergono differenze più apprezzabili per le forze principali: Fratelli d'Italia risulta in crescita del 2,4%, il Partito Democratico del 2,2%, mentre il Movimento 5 Stelle perderebbe poco meno del 2%. Da sottolineare il risultato stimato per Alleanza Verdi e Sinistra che, attestandosi oggi al 6,1%, guadagnerebbe il 2,5% rispetto alle ultime politiche. Nel centrodestra prosegue il testa a testa tra Forza Italia e Lega: la prima stimata all'8,3%, la seconda all'8,1%. Rispetto al 2022, tuttavia, Forza Italia mostra sostanziale stabilità (+0,2%) mentre la Lega arretra (-0,8%). 

Un ulteriore elemento che conferma la staticità del quadro politico proviene dall'analisi dei flussi elettorali: rispetto alle europee del 2024, i primi tre partiti possono contare su una ragguardevole fedeltà di voto – l'89,9% degli elettori di Fratelli d'Italia confermerebbe la propria scelta, così come il 91,1% dei pentastellati e l'86,3% dei dem. Inoltre, tre astensionisti su quattro ribadiscono l'intenzione di disertare le urne, vanificando l'illusione di conquistarne il voto; tra quanti dichiarano invece di voler votare, la graduatoria dei primi tre partiti resta invariata: raccoglierebbero circa due terzi dei consensi e risulterebbero separati da meno di un punto.

sondaggi-politici-ipsos-corriere-intenzioni-voto-fine-anno

Fonte: Ipsos Doxa per il Corriere della Sera, 30/12/2025

 

Identikit degli elettorati

L'elettorato di Fratelli d'Italia si presenta piuttosto trasversale, con picchi di consenso tra le casalinghe (storicamente il bacino più fedele a Berlusconi), le fasce d'età più mature e i cattolici. Le maggiori criticità si registrano invece tra i laureati, i giovani, gli studenti, ma anche tra chi versa in condizioni economiche difficili – segmento, quest'ultimo, caratterizzato peraltro da un'elevatissima propensione all'astensione. Si conferma, anche quest'anno, la solida presenza di FdI nel Nord del Paese, dove prosegue il progressivo assorbimento dell'elettorato leghista.

Il Partito Democratico mantiene le caratteristiche consolidate del proprio elettorato: età avanzata, pensionati, titoli di studio medio-alti, residenza nel Centro-Nord. Rispetto allo scorso anno, tuttavia, sembra emergere una maggiore capacità di penetrazione nei ceti popolari e tra chi vive situazioni di disagio economico. Proprio in queste aree di elettorato popolare e difficoltà economica si rivela particolarmente efficace il Movimento 5 Stelle, che risulterebbe primo partito tra gli elettori a basso reddito e tra i disoccupati, oltre a registrare consensi decisamente più elevati nel sud del paese. Di contro, il M5S presenta un elettorato meno consistente tra chi possiede titoli di studio elevati e gode di condizioni economiche medio-alte.

In sintesi, sembra che nel centrodestra tutte le forze politiche tendono a insistere sulle medesime aree elettorali già descritte per Fratelli d'Italia, con alcune differenziazioni territoriali: Forza Italia più presente al Sud ma con buone performance anche nel Nord-Ovest; la Lega più forte al Nord, in particolare nel Nord-Est; FdI distribuito in modo più uniforme, con qualche flessione nel Sud e nelle Isole.

Nel centrosinistra, invece, le due forze principali presentano profili complementari: ceti medi e medio-alti con punte nel Centro-Nord per il PD; ceti popolari con maggiore concentrazione nel Sud per il Movimento 5 Stelle. È qui che sta la scommessa per la costruzione di un’alternativa concretamente praticabile al centrodestra, cioè nella capacità di amalgamare questi elettorati.

Nel percorso di amalgama, tuttavia, si frappone un elemento di difficoltà non trascurabile: se gli elettorati sono socialmente complementari, raramente si sovrappongono. Gli elettori del Movimento 5 Stelle, come emerso anche – pur con modalità differenti – nelle recenti elezioni regionali, faticano spesso a votare per esponenti del PD. Si tratta, in larga parte, di un elettorato "antisistema": non sono più trasversali politicamente come un tempo (quando, con Grillo, erano presenti in misura consistente elettori che si collocavano a destra, oggi sostanzialmente scomparsi), ma ancora caratterizzato da un orientamento costitutivamente critico verso le istituzioni.

A conferma di quanto osservato, è interessante sottolineare come gli elettori pentastellati siano i meno inclini a prendere in considerazione il voto per altri partiti: solo una minoranza (il 46%) si dichiara disponibile a farlo, mentre tra gli elettori delle altre forze principali la percentuale supera il 60% (62% tra i dem, 67% tra chi vota Fratelli d'Italia). Una disponibilità che resta comunque circoscritta alla propria area politica di riferimento: gli elettori del PD considerano in egual misura Avs e M5S, quelli di Fratelli d'Italia guardano a Forza Italia e Lega.

Possiamo, quindi, concludere con alcune considerazioni. L’apprezzamento per il governo e per la Presidente del Consiglio si mantiene elevato e registra anzi, nel corso dell'anno, una lieve tendenza alla crescita. Un risultato che appare frutto di un riconoscimento internazionale, anche a fronte di dissidi, in qualche caso evidenti, interni alla maggioranza (e nelle ultime settimane addirittura all’interno della sola Lega). Si consolidano, dunque, le buone performance dell’esecutivo e della Presidente. 

Per di più quest’anno - e ancora di più dello scorso anno, alla luce delle recenti dichiarazioni del Presidente del Movimento 5 Stelle) - sembra difficile la costruzione di un’alternativa praticabile, resa complessa, come abbiamo visto, dalle resistenze negli elettorati. Insomma, almeno per ora, non si vedono scenari differenti all’orizzonte.

 

Notizie correlate