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Il punto di vista dei viaggiatori sul turismo in Italia

Gli italiani che effettuano vacanze e viaggi nei diversi periodi dell’anno mediamente scelgono di rimanere in Italia nel 65% dei casi. Seguono come destinazioni le mete Europee, con oltre il 20% di preferenza media, e più distaccate le mete Extra Europee e le crociere.

Future4Tourism: le scelte di viaggio degli italiani

Ma se dovessimo analizzare quale è la visione che gli Italiani hanno del sistema turistico dell’Italia che quadro emergerebbe? Lo scopriamo grazie a Future4Tourism di Ipsos, indagine condotta da oltre due anni, che analizza le scelte di viaggio degli italiani e indaga argomenti di attualità che interessano il mercato turistico e le sfide che il settore dovrà affrontare nei prossimi anni.

Nel corso delle ultime rilevazioni sono state affrontate tematiche riferite all’ospitalità in Italia: la qualità della ricettività alberghiera, la tassa di soggiorno incassata dai comuni, la qualità dei servizi culturali e come affrontare l’overtourism. Il quadro che emerge è decisamente composito, fatto di luci ma anche di ombre che meritano sicuramente riflessioni in merito alle strategie da adottare a livello di sistema Paese e dai singoli operatori sul territorio.

Alberghi e ristoranti: il punto di vista dei viaggiatori

La ricettività alberghiera italiana viene valutata positivamente dai connazionali con un voto medio complessivo di 7 su una scala da 1 a 10 e con oltre 1 italiano su 3 che riporta valutazioni superiori all’8: ridotte però le eccellenze (voto 10).

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La ristorazione risulta il fiore all’occhiello dell’offerta alberghiera (1 italiano su 2 fornisce valutazioni superiori all’8) a cui si uniscono, seppure con valutazioni più contenute, altri aspetti di servizio: il personale gentile, disponibile e competente e la pulizia della struttura. Seppur positivi, sono gli aspetti “strutturali” ad essere più penalizzati: bagni e camere ma soprattutto gli arredi, in particolare quelli delle aree comuni. Quasi 2 italiani su 3 ritengono che la classificazione per “stelle” degli hotel spesso non rispecchia la qualità della struttura che talvolta risulta peggiore delle aspettative derivanti dalla classificazione (69%).

Recensioni online

La delusione di soggiornare in un hotel che non corrisponde a quanto atteso può rivelarsi alquanto pericoloso in quanto sono proprio gli hotel il primo elemento di una vacanza che viene recensito in rete; uno studio internazionale (Holiday Barometer 2019, condotto da Ipsos/Europ Assistance) registra come gli Hotel vengano recensiti dal 62% degli Europei che viaggiano, prima di ristoranti (54%), di affitti privati (48%), di attrazioni del luogo (45%). Inoltre, per scegliere dove soggiornare circa 1 Europeo su 3 dichiara di affidarsi alle recensioni della rete, quota che aumenta quando si analizzano i viaggiatori under 35.

Turismo e investimenti

Tornando all’Italia, 2 italiani su 3 ritengono che negli ultimi 10 anni gli albergatori Italiani non abbiano investito a sufficienza nelle loro strutture per mantenere standard di qualità adeguati. Se poco meno della metà dei connazionali collega questa scarsa propensione all’investimento ad una indisponibilità connessa alla crisi economica, e quindi riporta una giustificazione oggettiva, è pur vero che oltre la metà vede una poca attenzione ad ammodernare e migliorare le proprie strutture ricettive.

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Le regioni dove gli albergatori sono ritenuti più attenti ad investire e a mantenere alta la qualità dell’offerta sono il Trentino-Alto Adige come best in class seguito da Emilia Romagna e Toscana.

Tassa di soggiorno

E sempre parlando di investimenti nel turismo, come gli italiani pensano debba essere spesa la tassa di soggiorno incassata dai comuni? Se circa 1 italiano su 3 ritiene che questi fondi debbano essere investiti in promozione del territorio e in servizi e strutture che favoriscano il turista, rimanendo quindi all’interno della voce di spesa “turistica”, per i rimanenti 2 su 3 questo non è strettamente necessario. O meglio la tassa di soggiorno deve essere investita in servizi e strutture a favore dei cittadini del comune; meglio se in servizi e strutture che favoriscano “anche” il turista la cui soddisfazione e cura diviene dunque un effetto collaterale dell’obiettivo primario che devono essere i residenti.

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Quello che emerge è dunque una focalizzazione sul “qui e ora”; cittadini che rimproverano agli imprenditori turistici, ed ai comuni interessati, investimenti nelle strutture alberghiere non pienamente adeguati ma, che a loro volta, sono poco propensi a favorire esclusivamente il turista e il turismo, senza averne anche un proprio tornaconto nel breve periodo.

Servizi Culturali

E se analizziamo i servizi culturali che l’Italia offre in termini di musei, monumenti, del loro stato di conservazioni e dei servizi correlati (bigliettazione e guide), quali sono i giudizi che vengono espressi? 2 italiani su 3 si dicono soddisfatti dei servizi culturali italiani anche se la maggioranza non li ritiene migliori di quelli offerti da altri Paesi Europei, anzi in molti casi li valuta peggiori (41%). In questo caso due sono le azioni prioritarie che vengono individuate: la cura e la conservazione dei beni stessi e la loro promozione. Questo decisamente prima di interventi di servizio che possono riguardare le guide, o la bigliettazione o l’utilizzo della realtà virtuale. In questo caso sembra dunque essere chiamato in causa un terzo attore della filiera turistica: chi definisce le linee guida generali di indirizzo e di investimento per il Paese più che i gestori delle singole strutture.

Overtourism

Decisore che, insieme a coloro che gestiscono città interessate da pressanti flussi turistici (overtourism), si trova a dovere ipotizzare anche possibili soluzioni a questo fenomeno. Nel Paese esiste una dicotomia di pensiero tra coloro che sono d’accordo nel limitare gli accessi a queste città (54%) e chi invece non la ritiene una soluzione corretta (46%). Anche dovendo ipotizzare possibili soluzioni, chi desidera limitare i flussi è incline a soluzioni legate a ticket, prenotazioni di accesso, varchi che consentano l’accesso ad un numero pre-determinato di turisti. Chi invece non è d’accordo con le limitazioni, propenderebbe nel caso, per soluzioni che dirottino i flussi verso territori circostanti o verso monumenti e attrazioni della città meno note e/o frequentate; probabilmente un palliativo più che una soluzione realmente efficace nel lungo periodo, ma che testimonia anche una convinzione di fondo.

Le prospettive per il futuro

l’Italia ha tanto da offrire, e una gestione più complessiva potrebbe lenire il problema, anche se è improbabile che il turista a Venezia non voglia vedere Piazza San Marco, e sentirsi, per un momento, un po’ Doge, un po’ Marco Polo.

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Molti dunque gli spunti di riflessione. Sarà interessante seguire l’evolvere delle decisioni e delle percezioni per intravedere quale sarà il futuro turistico dell’Italia nei prossimi anni. Stay tuned.

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