La vita sta migliorando? Nel mondo prevale la nostalgia per il passato
In occasione del venticinquesimo anno del nuovo millennio, Ipsos ha condotto un'indagine internazionale per comprendere come le persone percepiscono il presente rispetto al passato.
I risultati del nostro studio "Is Life Getting Better?", che ha coinvolto 30 paesi, rivelano un paradosso sorprendente: nonostante i progressi tecnologici, medici e sociali degli ultimi 50 anni, la maggioranza delle persone guarderebbe volentieri indietro, preferendo nascere nel 1975 piuttosto che nel 2025.
Un sentimento nostalgico diffuso nella maggior parte delle nazioni e delle generazioni coinvolte, che solleva interrogativi profondi sul significato del progresso e sulla qualità della vita nell'era contemporanea.
Scopriamo insieme alcuni dei principali risultati.
1975 vs 2025: il passato batte il presente
Se potessero scegliere, le persone preferirebbero essere nate nel 1975 piuttosto che nel 2025. In media, il 44% afferma che avrebbe preferito essere nato allora, molto più del 24% che favorisce i tempi attuali. Questo dato colpisce ancora di più considerando che il 72% delle persone, nei 30 paesi esaminati, è nato dopo il 1975.
Solo la Corea del Sud guarda con fiducia al futuro: è l'unica nazione dove la maggioranza delle persone sceglierebbe di nascere oggi piuttosto che 50 anni fa. All'estremo opposto, la Francia è il paese più nostalgico con il 57% degli intervistati che preferisce il 1975, seguita da Belgio e Messico (entrambi al 53%), Gran Bretagna e Nuova Zelanda (entrambi al 52%). In Italia, il 47% sceglie il 1975, mentre solo il 18% opterebbe per il 2025.
A livello generazionale, solo la Generazione Z preferirebbe nascere oggi. Ma anche tra i più giovani il margine è sottile, rivelando un disagio profondo verso il presente e il futuro.
Un mondo percepito come meno felice
Prevale la convinzione che le persone fossero più felici nel passato. In media, il 55% degli intervistati ritiene che il proprio paese fosse un luogo più felice nel 1975, mentre solo il 16% percepisce un miglioramento dell'umore collettivo oggi. L'Italia si distingue per un sentimento nostalgico ancora più marcato: il 68% è convinto che le persone fossero più felici nel 1975, contro appena l'8% che crede si sia più felici oggi nel 2025.
È interessante notare come emerga una percezione distorta della realtà storica: i rispondenti tendono a sovrastimare l'aspettativa di vita di 50 anni fa e a sottostimare quella attuale, in un'epoca in cui molti di noi possono realisticamente aspettarsi di vivere oltre i 75 anni.
Ambiente, sicurezza e qualità della vita: il peso delle sfide contemporanee
Le preoccupazioni per l'ambiente sono al centro dell'attenzione. In media, il 61% degli intervistati (con maggioranze in 26 paesi su 30) ritiene che l'ambiente fosse in condizioni migliori nel 1975. Le persone tendono inoltre a credere che nel passato si vivesse più liberi da guerre e conflitti e ci si sentisse più sicuri per strada. Non mancano però segnali positivi: il 55% riconosce che l'assistenza sanitaria è migliorata rispetto al passato, mentre le percezioni sui miglioramenti nell'istruzione variano da paese a paese.
In Italia, la nostalgia per il passato è particolarmente marcata. Il 69% rimpiange la qualità ambientale di 50 anni fa, il 68% ritiene che le persone fossero più felici e il 50% che il tenore di vita fosse migliore nel 1975. Anche gli italiani riconoscono progressi nel campo medico: il 39% vede miglioramenti nell'assistenza sanitaria, anche se in misura inferiore rispetto alla media globale del 55%
Quando si tratta del tenore di vita, il luogo di nascita fa la differenza. La Corea del Sud si distingue nettamente: l'80% afferma che le cose vanno meglio oggi, seguita da Singapore (70%) e Polonia (66%). All'estremo opposto troviamo Francia, Turchia e Canada, dove la maggioranza ritiene che il tenore di vita fosse migliore nel 1975 (rispettivamente 59%, 52% e 52%).