Sondaggi politici, elezioni amministrative 2021 - I risultati di Milano

Il 3 e il 4 ottobre si è tenuto in Italia un Election Day che ha visto accorpate le elezioni amministrative in alcune delle principali città italiane: quali sono i risultati di Milano?

Domenica 3 e lunedì 4 ottobre si è tenuto in Italia un Election Day che ha visto accorpate le elezioni amministrative in alcune delle principali città italiane, le regionali in Calabria e le elezioni suppletive in due collegi della Camera dei Deputati.

A Milano il sindaco uscente Beppe Sala, con il centrosinistra, è stato riconfermato al primo turno con il 57,7% dei voti, con un ampio distacco sullo sfidante del centrodestra, Luca Bernardo, fermo al 32%. È la prima volta che un candidato di centrosinistra vince al primo turno nel capoluogo meneghino. Nonostante un’affluenza in calo di 7 punti rispetto al 2016 (anche a Milano il dato sull’affluenza ha fatto registrare il suo record negativo con il 47,7%), Sala vede crescere i suoi consensi sia in termini relativi (al primo turno del 2016 si era fermato al 41,7%) sia in termini assoluti (277 mila voti, 47 mila in più rispetto al primo turno di cinque anni fa).

Il Partito Democratico ottiene il suo più grande successo alle amministrative milanesi, superando da solo con il 33,9% l’intera coalizione di centrodestra. Ottimo anche il risultato della lista Sala (9,2%), di Europa Verde (5,1%) e dei Riformisti (4%). Nel centrodestra la Lega tiene la prima piazza interna alla coalizione ma si ferma al 10,7%, Fratelli d’Italia è in crescita al 9,8% e Forza Italia è terza con il 7,1%. Molto male il Movimento 5 Stelle, sotto il 3% e superato anche dalla coalizione a sostegno dell’ex 5 stelle Gianluigi Paragone.

Elezioni Milano 2021

I candidati 

Il successo di Sala, data la sua portata, non può che derivare da un consenso ampio e trasversale. Rispetto al 2016 il sindaco milanese allarga il suo consenso intercettando i flussi in uscita dall’area dei 5 Stelle (uno su cinque degli elettori di Corrado, il candidato M5S nel 2016, ha votato questa volta per Sala) e dal centrodestra. Si può quindi dire che, da un lato, la convergenza tra centrosinistra e 5 Stelle, su cui a Milano non si è trovato un accordo al livello dei vertici, è stata di fatto realizzata gli elettori pentastellati (peraltro mai particolarmente numerosi nel capoluogo lombardo), confluendo spontaneamente sul sindaco uscente e sulla coalizione di centrosinistra. Dall’altro, che il gradimento per il lavoro svolto da Sala in questi cinque anni – peraltro riconosciuto da numerosi osservatori anche di area conservatrice – si è tradotto in consensi provenienti anche da elettori che nel 2016 avevano votato per Stefano Parisi. Sala è stato inoltre capace di richiamare alle urne una parte di coloro che nel 2016 si erano astenuti, forse perché scettici di fronte alla candidatura del “manager di Expo” considerato poco vicino alle istanze di una sinistra “tradizionale”. Il sindaco uscente riesce invece adesso a convincere un sesto degli astenuti del 2016, che vanno così a costituire una componente importante del suo elettorato attuale (il 30%).

Bernardo, dal canto suo, riesce a trattenere poco più della metà degli elettori di Parisi del 2016, mentre attrae ben poco dell’elettorato che fu di Corrado e degli astenuti di cinque anni fa (in entrambi i casi, circa il 4%).

Layla Pavone ottiene un risultato che condanna il Movimento 5 Stelle ad una sostanziale irrilevanza politica in città. Si tratta di un’ulteriore decimazione dell’elettorato a 5 Stelle: meno di uno su cinque degli elettori di Corrado nel 2016 ha scelto la candidata del M5S (ne ha attirati a sé di più Sala), mentre il 40% ha preferito astenersi.

L’astensione rimane però un dato da non trascurare anche per il sindaco di Milano: il suo successo è frutto anche dell’incapacità del centrodestra di riportare alle urne il proprio elettorato: il 15% degli elettori di Parisi ha scelto di restare a casa. E non va ignorato il fatto che il consenso di Sala, se consideriamo l’intera platea degli aventi diritto al voto, si ferma a poco più di un quarto dei milanesi.


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I partiti

Il Partito Democratico, come detto, è l’indiscusso vincitore tra i partiti milanesi. Con oltre un terzo dei consensi ottiene il miglior risultato di sempre alle elezioni comunali, aumentando di 6 mila voti il già ottimo risultato del 2016 (e nonostante l’affluenza in calo). Perde però 54 mila voti rispetto alle Europee del 2019 (quando sfiorò il 36% e l’affluenza fu del 58,7%): un dato più che comprensibile considerando il moltiplicarsi delle liste a sostegno del sindaco. Prima fra tutte proprio la lista “Beppe Sala Sindaco”, che cattura più del 10% dei voti democratici alle Europee di due anni fa, seguita da Europa Verde (che porta i suoi voti dai 18 mila delle Europee ai 23 mila di oggi). Complessivamente quasi uno su cinque degli elettori del PD del 2019 sono rimasti nel centrosinistra ma hanno preferito una lista civica o un partito diverso dal PD. Al tempo stesso il PD recupera però più di 20 mila voti dall’astensione delle Europee, e circa l’8% (oltre 4mila voti) degli elettori del Movimento 5 Stelle.

Elettori del M5S che, in fuga dal Movimento, guardano soprattutto al centrosinistra: oltre che verso il PD, si dirigono anche verso gli altri partiti del centrosinistra passando in totale per un 15,5% alla coalizione a sostegno di Sala. Ben poco, a confronto, passa invece dal lato del centrodestra (circa il 3%) o delle liste a sostegno di Paragone (circa il 2,5%). La maggioranza assoluta preferisce restare a casa e solo il 16,5% conferma il voto al Movimento.

L’astensione è anche il rifugio degli elettori che alle Europee avevano votato i partiti del centrodestra. In particolare, Lega e Forza Italia, che perdono rispettivamente 109 mila (su 157 mila) e 26 mila (su 58 mila) voti. Questa voragine è parzialmente recuperata da Fratelli d’Italia (che passa da 30 mila a 44 mila voti), va ad alimentare il piccolo bacino elettorale di Paragone, ma si disperde per lo più nell’astensione: oltre quattro su dieci degli elettori del centrodestra alle Europee ha disertato questa volta l’appuntamento con le urne.


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I segmenti sociali 

Anche la profilazione sociodemografica degli elettori conferma l’ampio e trasversale consenso raccolto dal sindaco confermato Sala, ma ci fornisce alcuni spunti di riflessione che vale la pena evidenziare. Sala va particolarmente bene, come molti suoi “colleghi” candidati sindaci del centrosinistra (e come tutto il centrosinistra a livello nazionale, d’altronde), tra le generazioni “estreme”: giovani e anziani. Anche a Milano, quindi, si conferma la dinamica che vede “nonni e nipoti” (over-65 e 18-30enni) uniti nel votare – in misura maggiore rispetto ai cittadini appartenenti ad altre fasce d’età – i candidati del centrosinistra. Nel caso di Sala il consenso tra i giovani è particolarmente elevato, mentre Bernardo va particolarmente male su questa fascia di età.

Sala è poi particolarmente forte tra le casalinghe e i pensionati: entrambe queste categorie tendono meno ad astenersi e il suo vantaggio su Bernardo in termini di voti espressi sale sensibilmente. Per converso, Bernardo riesce a ridurre lo svantaggio (ma rimane comunque indietro) tra disoccupati (che però tendono ad astenersi di più) e lavoratori autonomi (questi ultimi tendono ad apprezzare relativamente di più anche Paragone).

La categoria dove Sala performa peggio è però quella delle persone meno abbienti: anche questo è un dato particolarmente rilevante per il sindaco. Chi si dichiara in difficoltà economica tende ad astenersi di più della media della popolazione (entrando spesso in un circolo vizioso di marginalità ed autoesclusione sociale e di non partecipazione politica), ma questo è anche l’unico segmento in cui il sindaco è superato nei consensi dal candidato del centrodestra (e dove anche Paragone riduce il distacco, pur rimanendo ben distante). Al contrario, Sala surclassa invece Bernardo tra coloro che si considerano sereni dal punto di vista economico o addirittura benestanti, che costituiscono anche la fascia economica che ha fatto registrare l’affluenza più alta: non a caso nel primo municipio meneghino (il Centro Storico) il distacco Sala-Bernardo arriva a superare i 35 punti percentuali.

Infine, il posizionamento politico degli elettori: si conferma innanzitutto la maggiore propensione ad astenersi degli elettori di destra e di centrodestra rispetto a quelli di sinistra e di centrosinistra. Evidentemente, la candidatura di Bernardo non ha convinto la sua stessa area di appartenenza. Cionondimeno, l’elettorato di Bernardo risulta più polarizzato sulla destra di quanto quello di Sala non lo sia sulla sinistra: Bernardo è quindi stato considerato un candidato più “estremo” ed ha infatti lasciato praterie a Sala nel voto moderato, di chi si posiziona al centro (per ogni elettore “centrista” di Bernardo ne troviamo più di tre che votano per Sala) ma anche degli elettori meno “fidelizzati” del centrodestra, che in qualche caso hanno preferito Sala.

Per il sindaco inizia ora un nuovo mandato. Dopo aver convinto – più di cinque anni fa – gli elettori della sinistra e aver consolidato il suo consenso nell’area moderata (anche del centrodestra), l’ex “manager di Expo” ha ora davanti a sé cinque anni per lavorare soprattutto sui ceti sociali più marginali e in difficoltà economica, piegati più degli altri dalla crisi generata dal Covid e lontani ormai dalla politica. Un compito difficile e sfidante ma in cui Sala può provare a saldare il suo impegno “green”, il protagonismo di Milano in Italia e in Europa e le ingenti risorse in arrivo dal PNRR. Un trampolino di lancio verso un futuro da leader politico nazionale?


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