Sondaggi politici, elezioni amministrative 2021 - I risultati di Torino

Il 3 e il 4 ottobre si è tenuto in Italia un Election Day che ha visto accorpate le elezioni amministrative in alcune delle principali città italiane: quali sono i risultati di Torino?

Domenica 3 e lunedì 4 ottobre si è tenuto in Italia un Election Day che ha visto accorpate le elezioni amministrative in alcune delle principali città italiane, le regionali in Calabria e le elezioni suppletive in due collegi della Camera dei Deputati.

A Torino sono andati a votare il 48,1% degli aventi diritti al voto (nel 2016, alle precedenti comunali, l’affluenza era stata del 57,2%). Il candidato del centrosinistra Stefano Lo Russo ha ottenuto il 43,9% e andrà al ballottaggio di domenica 17 e lunedì 18 ottobre contro il candidato del centrodestra Paolo Damilano, preferito dal 38,9% dei votanti. Al terzo posto Valentina Sganga con il 9%. Tra i partiti, il PD si impone con il 28,6%, mentre il ‘derby’ interno al centrodestra vede prevalere Fratelli d’Italia con il 10,5% sulla Lega (ferma al 9,8%), mentre la lista civica di Damilano raggiunge l’11,9%. Il Movimento 5 Stelle ottiene solo l’8%.

Elezioni Torino 2021

I candidati 

Il candidato sindaco del centrosinistra Stefano Lo Russo conferma per lo più i voti raccolti da Piero Fassino del 2016 (in termini assoluti ne perde 20 mila, ma in termini percentuali guadagna 2 punti, per il gioco della maggiore astensione): per due terzi il suo elettorato aveva già votato il candidato del centrosinistra cinque anni fa.

Lo Russo recupera qualcosa anche dall’astensione, ma è soprattutto il candidato del centrodestra Paolo Damilano a portare alle urne chi si era astenuto nel 2016: più di metà del suo elettorato non aveva votato cinque anni fa. Si tratta di un astenuto su sei che questa volta va a votare e sceglie il candidato del centrodestra, un risultato non da poco.

È Valentina Sganga, la candidata del Movimento 5 Stelle, ad attrarre meno gli astenuti del 2016: a sceglierla è solo l’1,5% di chi nel 2016 era rimasto a casa. La candidata del M5S non va meglio neanche con gli elettori della Appendino: solo uno su dieci conferma a distanza di cinque anni il voto ai 5 Stelle, mentre quasi uno su due diserta le urne. Tra gli ex-grillini che si presentano al seggio, Lo Russo e Damilano sono sostanzialmente in equilibrio (prevale leggermente Lo Russo).


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I partiti 

Dato il crollo del M5S rispetto al 2016, il Partito Democratico torna ad essere il primo partito sotto la Mole, con quasi 86 mila preferenze. Perde più di 20 mila voti rispetto al 2016 (l’1,2% considerando la minore affluenza) e ben 46 mila rispetto al 2019 (il 4,9%) ma surclassa nettamente tutti gli altri partiti e le altre liste. Oltre a trattenere i “suoi” elettori, il PD concentra su di sé i consensi “di area”, attraendo soprattutto gli elettori che alle Europee del 2019 avevano votato i partiti “minori” del centrosinistra (La Sinistra, +Europa, Europa Verde), ma anche quelli che si erano astenuti e – in quota minore – gli elettori del M5S.

Con il 9,8%, si può parlare di crollo della Lega: non rispetto al 2016 (quando con il 5,8% racimolò un unico consigliere comunale) ma rispetto alle Europee di due anni fa, quando prese il 26,9%. In termini assoluti il partito di Salvini passa da 107 mila a 30 mila voti. Una valanga in uscita che si distribuisce tra il voto a Torino Bellissima, la civica a sostegno di Damilano che non a caso risulta essere la prima lista del centrodestra, Fratelli d’Italia (che “succhia” quasi 15 mila voti al partito di Salvini) e Forza Italia, ma anche le liste civiche a sostegno di Lo Russo, il M5S ed Europa Verde (più di 8 mila voti vanno nel campo opposto, infatti). Oltre che verso l’astensione: un elettore su dieci della Lega alle Europee ha scelto oggi di restare a casa.

Fratelli d’Italia cresce: molto rispetto alle comunali del 2016 (dall’1,5% al 10,5%), abbastanza anche rispetto alle Europee del 2019 (quando si era fermata al 5,5%). Ma non sfonda, e soprattutto non porta valore aggiunto alla coalizione: il 90% dei suoi elettori attuali a Torino aveva già votato centrodestra alle Europee; l’attrazione dall’astensione, ad esempio, è piuttosto bassa.

Anche rispetto alle Europee il Movimento 5 Stelle registra un crollo verticale. Nel 2019 i 5 stelle avevano già dimezzato i voti rispetto alle Comunali del 2016; oggi li dimezzano ulteriormente, attestandosi con 24 mila preferenze al quinto posto. Il flusso di voti in uscita è diretto soprattutto verso l’astensione, solo una piccola parte (circa 4 mila voti) si sposta sul PD o su altri partiti di centrosinistra.


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I segmenti sociali 

Come accade anche in altri contesti per i candidati del centrosinistra, Lo Russo raccoglie il consenso “di nonni e nipoti”: giovani tra i 18 e i 30 anni e over-65 sono le categorie tra cui il candidato del centrosinistra performa meglio. È una dinamica ormai piuttosto consolidata per il Partito Democratico e per il centrosinistra, in parte anche a livello nazionale: viene preferito dalle categorie anagrafiche estreme: ancora non pienamente inserite nel mercato del lavoro o in buona parte già uscitene. Un elemento su cui riflettere, pur nell’euforia del successo di questa tornata elettorale. La preferenza verso Damilano è invece più omogenea tra le varie fasce d’età, così come lo è, a Torino, l’astensione.

Ad incidere su quest’ultima è invece soprattutto il livello di istruzione: sono soprattutto i torinesi con titolo di studio più basso (fino alla licenza media) ad astenersi, mentre tra i laureati l’affluenza è più alta (intorno al 60%) e premia decisamente Lo Russo.

È soprattutto il ceto medio in difficoltà, che si percepisce in “scivolamento” verso il basso, a disertare l’appuntamento elettorale: più di 2 su 3 in questa fascia socioeconomica non sono andati a votare. Chi l’ha fatto ha preferito Damilano, mentre Lo Russo prevale nettamente sul ceto “medio-tranquillo” (che non si considera in particolare affanno) e anche – ma meno nettamente – tra le fasce più marginali e povere. Tra i benestanti, invece, i due candidati sono sostanzialmente alla pari. Coerentemente con questa lettura, anche a Torino si osserva la conferma di una dinamica ormai consolidata: il centrodestra e il suo candidato sono preferiti nettamente tra i lavoratori meno qualificati, gli operai, i disoccupati, le casalinghe. Lo Russo prevale invece i lavoratori dipendenti, gli studenti (ancora una volta: i “nipoti”) e i pensionati (ancora una volta: i “nonni”).

Interessante anche la lettura in prospettiva “religiosa” del voto: mentre i non credenti si dirigono nettamente verso Lo Russo (anche se fanno registrare un’astensione più alta della media), il mondo cattolico si divide tra i due candidati in base, se così possiamo dire, all’intensità della partecipazione: chi crede e frequenta con assiduità le funzioni religiose premia Lo Russo, chi si dichiara credente ma frequenta più sporadicamente la parrocchia tende a preferire Damilano.

Infine, il posizionamento politico degli elettorati: è più spostato a destra quello di Damilano di quanto non lo sia a sinistra quello di Lo Russo: quest’ultimo è votato infatti, in maniera più trasversale, anche da qualche elettore di centrodestra e di destra. Gli elettori di sinistra e di centrosinistra, invece, non hanno preso assolutamente in considerazione Damilano: o hanno votato per Lo Russo o si sono astenuti (e lo hanno fatto più di quelli di destra). Tra chi si colloca al centro (e ancor più tra chi non si colloca affatto) prevale nettamente l’astensione, ma Damilano è leggermente sopra Lo Russo.


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In vista del ballottaggio 

Il risultato del primo turno ha visto un’affermazione di Lo Russo su Damilano che gli stessi sondaggi della vigilia non avevano previsto. Si tratta di 5 punti percentuali: un “tesoretto” non da poco per il candidato del centrosinistra che fa sì che i pronostici propendano ora per il centrosinistra anche a Torino. Anche in considerazione del fatto che gli elettori dei principali candidati “perdenti” (Sganga, ma anche D’Orsi e Mattei), che insieme hanno raccolto quasi il 14% dei voti, dovrebbero trovare una più facile convergenza su Lo Russo piuttosto che su Damilano, almeno in teoria. La fluidità del voto e le specificità locali impongono però grande cautela.

La partita del ballottaggio fa storia a sé e in politica il principio del “vasi comunicanti” trova scarsissima applicazione. Gli attriti tra il Partito Democratico, e in particolare Lo Russo, e il mondo pentastellato torinese sono noti e non depongono benissimo a favore del candidato del centrosinistra. La stessa analisi dei flussi ci ha mostrato come solo una parte minoritaria dell’elettorato a 5 Stelle sia confluita su Lo Russo al primo turno: l’astensione sembra l’opzione principale per gli orfani del M5S e della Appendino, e con ogni probabilità lo sarà ancor di più al ballottaggio.

Anche la frattura politica interna al mondo della sinistra sul tema della TAV ostacola l’avvicinamento a Lo Russo da parte di un elettorato collocato in posizione più estrema. Damilano, dalla sua, ha d’altronde un potenziale di recupero maggiore: i segmenti sociali su cui la sua candidatura ha finora fatto più presa (fasce della popolazione più in difficoltà e meno scolarizzate) sono anche quelle che si sono astenute di più al primo turno. È probabile che anche al ballottaggio (e, anzi, ancora di più) queste persone rinuncino a votare, ma se il candidato del centrodestra dovesse trovare una chiave di mobilitazione efficace gli equilibri potrebbero capovolgersi e premiarlo con la vittoria finale.

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