Sondaggi politici, elezioni amministrative 2021 - I risultati di Napoli

Il 3 e il 4 ottobre si è tenuto in Italia un Election Day che ha visto accorpate le elezioni amministrative in alcune delle principali città italiane: quali sono i risultati di Napoli?

Domenica 3 e lunedì 4 ottobre si è tenuto in Italia un Election Day che ha visto accorpate le elezioni amministrative in alcune delle principali città italiane, le regionali in Calabria e le elezioni suppletive in due collegi della Camera dei Deputati.

A Napoli l’affluenza si è fermata al 47,2%, il dato più basso di sempre, in calo di quasi sette punti rispetto al 2016. Nel capoluogo partenopeo il candidato del centrosinistra Gaetano Manfredi ottiene una larga vittoria già al primo turno. Con il 62,9% dei consensi arriva vicino a triplicare la percentuale del suo principale rivale, il magistrato Catello Maresca che si ferma al 21,9%. Sotto il 10% sia l’ex sindaco ed ex governatore campano Antonio Bassolino (8,2%) sia l’assessora uscente della giunta De Magistris Alessandra Clemente (5,6%). Il voto ai partiti è fortemente influenzato dalla frammentazione dell’offerta politica: sulla scheda elettorale i cittadini napoletani hanno trovato ben trentadue liste. È normale quindi che i partiti, anche i principali, abbiano ottenuto un consenso limitato. È il caso del Partito Democratico, che si ferma al 12,2% ma che si afferma come primo partito della città, seguito (se si escludono le liste civiche) dal Movimento 5 Stelle con il 9,7%. Nel centrodestra, data l’esclusione della lista salviniana, sono Forza Italia (6,6%) e Fratelli d’Italia (4,4%) a contendersi la prima piazza. Vale la pena notare che sotto il Vesuvio brilla molto meno che a Roma la lista di Carlo Calenda Azione, schierata a sostegno di Bassolino ma ferma sotto lo 0,5%.

Elezioni Napoli 2021

I candidati 

Rispetto a cinque anni fa, quando Luigi De Magistris batteva Gianni Lettieri al secondo turno e il centrosinistra non arriva nemmeno al ballottaggio, Manfredi riesce a ricondurre la dinamica politica partenopea nell’alveo della frattura centrosinistra - centrodestra, con l’aggregazione del Movimento 5 Stelle alla prima compagine. Il successo di Manfredi passa quindi innanzitutto dal recupero degli elettori che nel 2016 avevano preferito De Magistris alla candidata del PD, Valeria Valente: più della metà di questi hanno scelto l’ex rettore della Federico II, mentre solo il 3% ha preferito Maresca. Game, set, match. Manfredi convince anche sei elettori su dieci tra quelli che nel 2016 avevano votato per il candidato del Movimento 5 Stelle, Brambilla. Paradossalmente stenta di più tra gli elettori della stessa Valente, convincendone meno della metà (il 47%).

Per contro, l’insuccesso di Maresca è la conseguenza della sua incapacità di attrarre elettori al di fuori della sua area politica: oltre a non convincere gli elettori di De Magistris, la sua attrattività verso gli elettori della Valente e di Brambilla è praticamente nulla, e lo stesso elettorato che nel 2016 si era orientato verso Lettieri in meno della metà dei casi (46%) conferma il voto al nuovo candidato del centrodestra. Il vero avversario di Manfredi in questa tornata è stata quindi l’astensione, con il già citato dato dell’affluenza al 47,2%. Un fenomeno che ha colpito trasversalmente, rispetto al comportamento di voto del 2016: circa un terzo degli elettori che nel 2016 avevano votato De Magistris, Lettieri e Valente non si sono presentati alle urne in questa circostanza. Un po’ più partecipi gli elettori dell’allora candidato 5 Stelle Brambilla (astenutisi domenica e lunedì scorsi in un caso su quattro). Ma preoccupa soprattutto quel 33% circa di napoletani che non aveva votato nel 2016 e che ha continuato a non votare nel 2021: nonostante l’enorme numero di liste (o forse proprio per questo?) la scarsa partecipazione dei cittadini alla competizione elettorale non può che rappresentare un campanello d’allarme per il neo-sindaco e per tutta la classe politica napoletana.


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I partiti 

La presenza di numerose liste civiche a sostegno dei vari candidati altera sensibilmente la lettura dei flussi elettorali, sia rispetto al 2016 sia rispetto alle Europee del 2019. I 95 mila elettori che nel 2019 avevano votato per il centrosinistra si distribuiscono quindi tra le liste del PD (20%), la lista civica di Manfredi (7%) e le altre dieci liste a sostegno dell’ex rettore. Pochissimi (meno dell’1%) scelgono il Movimento 5 Stelle, mentre un piccolo flusso si registra verso le liste a sostegno di Bassolino (6%).

È invece molto più corposo il flusso in uscita dal Movimento 5 Stelle: alle Europee di due anni fa il Movimento aveva raccolto ben 118 mila voti; oggi si è fermato a poco meno di 32 mila. Questo fiume di voti persi si è diretto principalmente verso l’astensione (oltre quattro su dieci), e verso le altre liste a sostegno di Manfredi (uno su tre). Solo il 16,5% degli elettori 5 Stelle di due anni fa ha confermato il voto al Movimento, che anche a Napoli, quindi, nonostante l’alleanza con il centrosinistra, non riesce ad ottenere un risultato propriamente entusiasmante: il contributo al successo di Manfredi è sensibile ma a quanto sembra non determinante, almeno restando alla fredda conta dei numeri.

Non va meglio, è evidente, per i partiti del centrodestra: orfani della lista leghista e delle due civiche a sostegno di Maresca, escluse dalla competizione, Meloni e compagni si fermano a Napoli poco sopra il 20%, con 68.298 voti. Solo metà degli elettori che alle Europee del 2019 avevano votato per i partiti di centrodestra confermano il voto alle varie liste che sostengono Maresca; quasi tre su dieci non sono andati a votare e il 14% ha scelto di passare il guado e votare per il centrosinistra.


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I segmenti sociali

Dato l’amplissimo margine di vantaggio, il successo di Manfredi non può che essere trasversale ai diversi segmenti anagrafici, sociali ed economici. Qualunque disaggregazione statistica conferma infatti la sua posizione in cima alle preferenze dei napoletani. Considerando però l’alto tasso di astensione, che fa sì che in realtà a votare per il neo-sindaco siano stati meno di tre aventi diritto al voto su dieci, vale la pena soffermarsi su alcune differenze, a partire proprio dalle dinamiche dell’astensionismo.

A disertare le urne è stata soprattutto la fascia dei 30-50enni: oltre sei su dieci non sono andati a votare e, tra quelli che lo hanno fatto, il vantaggio di Manfredi su Maresca (ma anche sugli altri candidati) si riduce notevolmente. Tra i giovani e soprattutto tra gli over 65, invece, l’ex rettore ottiene un consenso ancora più marcato: anche a Napoli, quindi “nonni e nipoti” votano compattamente per il candidato del centrosinistra.

Leggendo il voto in base al tenore di vita dichiarato dagli intervistati, si osserva anche in questo caso una netta spaccatura tra un ceto medio e benestante che è andato a votare (con un affluenza superiore al 60%) e ha preferito in modo netto Manfredi a Maresca e un ceto medio-basso e in difficoltà economica che invece si è astenuto in maniera più marcata: Maresca non prevale neanche tra questi elettori, ma è importante sottolineare che il neo-sindaco di Napoli non ottiene di fatto il consenso di più di un quarto dei napoletani che si considerano in difficoltà economica.

Un’ultima chiave di lettura del voto (e dell’astensione) ce la offre il posizionamento politico dell’elettorato sull’asse destra-sinistra: uno dei fattori che ha spinto la vittoria di Manfredi è stata la tendenza dell’elettorato che si considera di destra o di centrodestra a restare a casa, ben più alta di quella degli elettori di centrosinistra e di sinistra. Si aggiunge a questo anche il fatto che Manfredi ha convinto anche qualche elettore di centrodestra (mentre il voto per Maresca da parte degli elettori di centrosinistra è praticamente trascurabile) e che tra gli elettori che si collocano al centro o che rifiutano di posizionarsi sull’asse destra-sinistra Manfredi ha nettamente prevalso su Maresca.


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