19 luglio, 32 anni dopo la strage di via D'Amelio: l'evoluzione della percezione delle mafie in Italia

Osservatorio ItaliaInsight di Ipsos sulla mafia e la criminalità: cresce l’attenzione per il problema delle mafie e si consolida la consapevolezza di un cambiamento del fenomeno mafioso. Emergono anche differenze generazionali e territoriali.

In occasione del 32esimo anniversario della strage di via D'Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta, attraverso l’Osservatorio ItaliaInsight sulla mafia e la criminalità organizzata, Ipsos ha sondato alcune opinioni degli italiani riguardo al fenomeno mafioso

Come ogni anno, il monitoraggio Ipsos offre una panoramica aggiornata su come gli italiani percepiscono e valutano questo delicato tema. 

I dati raccolti evidenziano due tendenze significative: da un lato, si registra una crescita dell'attenzione per il problema delle mafie; dall'altro, si consolida la consapevolezza di come il fenomeno mafioso si sia trasformato ed evoluto negli ultimi decenni. 


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La priorità attribuita dagli italiani al tema delle mafie

Rimane alta la priorità attribuita dagli italiani al tema delle mafie: per il 57% degli intervistati rappresenta la priorità o una delle priorità per il nostro Paese (un dato in crescita di 2 punti percentuali rispetto al 2023) e per il 65%è la priorità o una delle priorità per il Mezzogiorno (qui la crescita è più marcata: +4%). 

Un dato sostanzialmente uniforme sul territorio nazionale, anche se i cittadini del Sud tendono comprensibilmente a considerare le mafie un problema più “nazionale” e meno “meridionale” di quanto non facciano i rispondenti del Centro e del Nord.

D'altronde, quasi quattro italiani su cinque (il 79%) si dicono consapevoli del fatto che le mafie si siano ormai "staccate" dalle regioni del Sud per diffondersi al Nord Italia e all'estero. È altrettanto diffusa la convinzione che la mafia sia ormai cambiata: non fa più affari con le armi e con la violenza, ma con la finanza globale e le grandi multinazionali (è d'accordo il 77%). Ed è molto ampio (79%) anche il consenso con l'affermazione "i mafiosi di oggi non sono più contadini semianalfabeti ma manager in giacca e cravatta che girano il mondo".

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Le differenze generazionali nella percezione del fenomeno mafioso

La consapevolezza di questi cambiamenti, che rileviamo in crescita rispetto al 2023, è però più marcata nelle generazioni più mature: il grado di accordo con queste affermazioni cresce fino all'85% e oltre nel caso della generazione dei Boomers, mentre è sensibilmente inferiore nel caso della Generazione Zeta e in parte anche dei Millennials.

C'è anche un altro dato "generazionale" che possiamo considerare allarmante: a sentire i giovani, la mentalità mafiosa sembra in qualche modo "tornare di moda" tra i loro coetanei. Il 42% della Generazione Z e il 37% dei Millennials vede questa tendenza, mentre si ferma per entrambe le fasce di età al 35% la quota di chi ritiene che "i giovani di oggi non sono più disposti ad accettare la mentalità mafiosa" (il resto dei rispondenti non si esprime al riguardo).

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Le interpretazioni del fenomeno mafioso nelle diverse aree del Paese

Che la mafia sia un fenomeno in parte legato ad aspetti culturali lo ritiene il 17% della popolazione italiana. Si tratta però di un'opinione più diffusa al Sud che al Nord

In generale, i cittadini meridionali tendono ad avere una visione più sfaccettata del fenomeno: una "mentalità" insita in alcune fasce della popolazione (per il 21% al Sud, per il 14% al Nord), una degenerazione del potere economico (per il 19% al Sud, per il 15% al Nord) e politico (per il 20% al Sud, per il 17% al Nord). 

Al Nord prevale, invece, più nettamente la visione della mafia come "forma estremamente violenta di criminalità organizzata”: la definisce così il 37% dei residenti al Nord, ma solo il 26% nel Mezzogiorno.

Un fenomeno "culturale" che si combatte, quindi, anche nell'istituzione formativa per eccellenza: la scuola. Per il 48% degli italiani (dato in crescita di 5 punti percentuali rispetto all'anno scorso) è "fondamentale" che a scuola si parli di temi legati alla lotta alle mafie, mentre è "importante" per un altro 24%. Lo ritiene "inutile" solo il 7% (-1% dall'anno scorso).

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