Pride Month 2024: la GenZ è la più propensa a identificarsi come LGBT+

Il nostro nuovo LGBT+ Pride Report. condotto in 26 Paesi, ha rilevato differenze di genere, generazionali e geografiche su molte questioni: dal matrimonio omosessuale ai marchi che sostengono la comunità LGBT+.

Gli eventi luminosi e allegri che celebrano il mese del Pride sono ormai comuni nelle città liberali di molti Paesi del mondo. Ma un'ondata di bandiere multicolori per un mese all'anno non significa che la lotta per una vera parità di diritti per la comunità LGBT+ sia stata vinta. 

L'Ipsos LGBT+ Pride 2024 rileva che permangono divari di genere, generazionali e geografici su una serie di questioni. Ecco alcuni dei principali risultati emersi dal sondaggio. 

  • I giovani sono i più propensi a identificarsi come LGBT+. 
    Il 17% (in media in 26 Paesi) della Generazione Z si identifica attualmente come LGBT+ rispetto all'11% dei Millennials, al 6% della Generazione X e al 5% dei Baby Boomers.
  • Il sostegno alle unioni omosessuali varia notevolmente da Paese a Paese. 
    Nel 2024, l'86% è favorevole al matrimonio/riconoscimento legale delle unioni omosessuali in Svezia contro il 37% in Turchia.
  • Le donne della GenZ sono più propense dei coetanei maschi a sostenere diversi diritti e protezioni per le persone LGBT+. 
    Ad esempio, il 65% delle donne GenZ concorda sul fatto che le coppie dello stesso sesso debbano potersi sposare legalmente, contro il 45% degli uomini GenZ.
  • Meno di una persona su due sostiene le aziende e brand che promuovono attivamente l'uguaglianza per le persone LGBT+. 
    Il sostegno è sceso di cinque punti percentuali al 44% dal 2021, mentre il 19% si oppone ora a questa mossa di marketing. 
  • Preoccupazione diffusa per le discriminazioni subite dalle persone transgender. 
    Una media globale del 66% (e una maggioranza in 25 Paesi su 26) afferma che le persone transgender sono molto/abbastanza discriminate nella società di oggi. Il 72% afferma che le persone transgender dovrebbero essere protette da discriminazioni in materia di occupazione, alloggio e socialità. 

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La GenZ è la più propensa a identificarsi come LGBT+ 

Come osserva il nostro recente Ipsos Generations Report 2024, la GenZ è probabilmente la prima generazione veramente globale e quindi, anche nei Paesi conservatori, ha opinioni più aperte sui temi della sessualità e del genere

Questo significativo cambiamento della società si riflette in molti dei nostri sondaggi globali, secondo i quali la GenZ (17% in media in 26 Paesi) è la generazione più propensa a identificarsi come parte della comunità LGBT+, seguita dai Millennials con l'11%. Resta da vedere se le generazioni più giovani continueranno a identificarsi come LGBT+ con l'avanzare dell'età e con l'instaurarsi di relazioni sentimentali a lungo termine. 

Al contrario, le generazioni più anziane hanno attualmente una probabilità significativamente inferiore rispetto ai giovani della GenZ di identificarsi come parte della comunità LGBT+, con solo il 6% della GenX e il 5% dei Boomers

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Divisione all'interno della GenZ 

Nonostante la percezione generale che i giovani desiderino una maggiore rappresentazione di diversità nei media, i risultati del nostro sondaggio globale indicano che la Generazione Z, sia maschile che femminile, ha opinioni divergenti su questo e su molti altri argomenti

Ad esempio, le donne della Generazione Z tendono ad appoggiare maggiormente le aziende e i marchi che si impegnano attivamente per l'uguaglianza delle persone LGBT+, con una percentuale del 58%, rispetto al 37% degli uomini della stessa generazione. 

Questo divario di opinione si riscontra anche riguardo alla presenza di più personaggi LGBT+ in televisione, cinema e pubblicità, con il 51% delle donne della Generazione Z che lo approva, rispetto al 33% degli uomini. 

La discordanza tra i sessi nella Generazione Z si estende anche ad altre questioni relative ai diritti LGBT+, come l'importanza di leggi che proibiscano la discriminazione basata sull'orientamento sessuale nell'occupazione, nell'educazione, nell'alloggio e nei servizi sociali

Infine, è importante notare che questo divario di genere tra i membri della Generazione Z non è limitato alle questioni LGBT+, ma si riflette anche in altre questioni sociali, come evidenziato dal nostro recente Ipsos Equalities Index 2024.

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Le questioni transgender tendono a incontrare le opposizioni più forti 

Una forte maggioranza (71% in 23 Paesi, -3pp dal 2021) concorda sul fatto che le coppie omosessuali dovrebbero essere autorizzate a sposarsi e/o legalizzare la loro relazione, sostegno che varia di molto e che va da un massimo dell'86% in Svezia a un minimo del 37% in Turchia.

In Italia il 77% è favorevole a una qualche forma di riconoscimento legale per le coppie dello stesso sesso; nello specifico il 58% è favorevole al matrimonio egualitario e il 19% al riconoscimento legale, mentre i contrari sono il 10%. 

Anche il sostegno verso le adozioni varia tra i diversi Paesi oggetto dell’indagine, con l'82% della Thailandia a favore e il 29% della Turchia contrario. In Italia, la maggioranza assoluta (il 66%) è favorevole alle adozioni per le coppie omosessuali, mentre il 30% è contrario. 

Se negli ultimi anni una maggiore apertura dei confronti del matrimonio egualitario è evidente, al contrario c’è una preoccupazione diffusa per le discriminazioni subite dalle persone transgender. Una media globale del 66% afferma che le persone transgender sono molto discriminate nella società attuale. 

Il 72% sostiene che dovrebbero essere protette da discriminazioni sul lavoro, nell'alloggio e nella socialità. Nonostante queste posizioni di sostegno nei confronti di maggiori protezioni, solo la metà (51% in media nei 26 Paesi) è attualmente d'accordo sul fatto che le persone transgender dovrebbero essere autorizzate ad utilizzare bagni o spogliatoi che corrispondono al genere con cui si identificano, mentre uno su tre (34%) si oppone. 

Sempre la metà (50%) è d'accordo che i documenti rilasciati dal governo, come i passaporti, debbano includere un'opzione diversa da “maschio” e “femmina” per le persone che non si identificano in nessuno dei due generi, mentre il 36% è contrario.

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