Cambiamento climatico, in che misura si sono modificati i comportamenti dei consumatori?

Il recente sondaggio Ipsos, condotto per il World Economic Forum, ha indagato la relazione esistente tra le preoccupazioni per il cambiamento climatico e il comportamento adottato dai consumatori.

In questi giorni oltre 30.000 delegati, tra cui Capi di Stato, esperti climatici e attivisti i leader mondiali, si stanno riunendo a Glasgow per la 26° Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, nota come COP26, con l'obiettivo di concordare un piano d’azione coordinato per affrontare il cambiamento climatico. 

Il recente sondaggio Ipsos, condotto per il World Economic Forum, ha indagato la relazione esistente tra i timori per il cambiamento climatico e i comportamenti adottati: in che misura i consumatori hanno modificato i propri comportamenti quotidiani a causa delle preoccupazioni climatiche? E quali sono le azioni individuali più comunemente intraprese per contrastare il cambiamento climatico? Vediamo insieme i principali risultati. 


Leggi anche il nostro ultimo articolo: "Cop26 Glasgow, sostenibilità e lotta al cambiamento climatico: il punto di vista degli italiani"


Preoccupazione per il cambiamento climatico: i comportamenti dei consumatori si sono modificati? 

In media, nei 29 Paesi esaminati, oltre la metà degli intervistati (56%) afferma di aver modificato il proprio comportamento a causa della preoccupazione per i cambiamenti climatici negli ultimi anni. Meno di una persona su cinque (17%) afferma di aver apportato molte modifiche, due su cinque (39%) poche e tre su dieci (31%) nessuna modifica. La percentuale è in calo rispetto a una media del 69% registrata nel gennaio 2020.

  • In Italia, il 58% degli intervistati dichiara di aver modificato il proprio comportamento d'acquisto (e non) a causa della preoccupazione per i cambiamenti climatici. Anche in questo caso, la percentuale è in calo rispetto al 73% registrata a gennaio 2020. 
  • I Paesi in cui è più probabile che i consumatori riferiscano di aver adattato il proprio comportamento per contrastare i cambiamenti climatici rimangono invariati rispetto allo scorso anno. Tuttavia, anche in queste nazioni, la proporzione è diminuita notevolmente: India (76%, in calo di 12 punti), Messico (74%, -12 punti), Cile (73%, -13 punti) e Cina (72%, -13 punti).
  • I Paesi in cui è meno probabile che i consumatori affermino di aver modificato il proprio comportamento a causa delle preoccupazioni climatiche includono: Giappone (22%, -9 punti), Russia (40%, -12 punti), Stati Uniti (41%, -15 punti) e Paesi Bassi (41%, -16 punti).
  • Infine, i Paesi che hanno registrato il calo maggiore dallo scorso anno nella loro quota di consumatori attenti all'ambiente sono: Malesia (62%, -23 punti), Spagna (53%, -23 punti), Polonia (49%, -23 punti) e Francia (52%, -21 punti).

Sostenibilità, i comportamenti adottati per contrastare il cambiamento climatico

A livello internazionale, le azioni individuali più comunemente intraprese per contrastare il cambiamento climatico sono il riciclaggio o il compostaggio (citato, in media, dal 46% degli intervistati nei 29 Paesi esaminati), il risparmio energetico in casa (43%), ridurre lo spreco alimentare (41%) e il risparmio di acqua in casa (41%).

  • Gli intervistati italiani menzionano le medesime azioni, ma con un ordine di priorità diverso. Al primo posto si posiziona il riciclaggio o il compostaggio (50%), ridurre lo spreco alimentare (47%), il risparmio di acqua in casa (45%) e, infine, il risparmio energetico in casa (38%).
  • A livello internazionale le donne sono generalmente più propense degli uomini a dichiarare di aver cambiato i propri comportamenti a causa delle preoccupazioni climatiche, soprattutto in termini di riduzione dello spreco alimentare (46% vs. 36%), risparmio di acqua in casa (46% vs. 36%), diminuzione di nuovi acquisti (36% vs. 26%) e diminuzione di prodotti con molti imballaggi (33% vs. 25%).

Per saperne di più, leggi l'articolo del World Economic Forum

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